Author: ildella on Tuesday, 29 of January , 2008 at 5:15 pm
Er panza ha sfornato un nuovo singolo, l’album è atteso per marzo e il 2008 è quindi tutto in discesa.
Morning after Midnight si può ascoltare su myspace, comprare da iTunes US (se si possiede una carta US) o cercare su google per scaricarlo in attesa dell’uscita europea dell’album. Questa è onestà.
Quello che non è onesto è che lo schifoso bipede di Central Park South ha messo insieme altri 131 secondi di suoni ad alto tasso di assuefazione e dipendenza, permettendosi livelli di sfacciataggine sino a ora sconosciuti persino alla sua sgradevole persona. Non riesco a ribellarmi all’istinto omicida nei suoi confronti che mi sale dal profondo ogni volta che attacca l’interludio centrale del brano. Vogliamo parlare della quantità di schiaffi che gli tirerei ogni volta che sento “cha cha cha”? Ridendo di gusto, ritmicamente? Lasciamo stare.
Morning after midnight è il segno che serviva per superare l’inverno, un pezzo che il nostro cercava di creare da almeno 3 anni e finalmente gli è riuscito. Il detestabile ha riempito con il sax che già avevamo avuto il piacere di ascoltare durante l’ultimo tour con band al seguito, ha osato nella ripetitività e brevità oltre il consentito e ha ancora una volta preso per il culo tutti e cha cha cha. Ogni volta che sento quel “eeeeeeeeehhhhhhyyyyyyyyyyyy” in cui sia la E che la I sono incredibilmente e intollerabilmente tirate lunghe, contemporaneamente… ogni volta lo abbraccerei piangendo chiedendogli come fa, poi lo strangolerei.
Quello che è certo è che ora so cosa fare: devo scrivere un testo dal titolo: “tre motivi per cui Adam Green è un bastardo”. So come farlo, adesso.
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Author: ildella on Wednesday, 21 of November , 2007 at 6:51 pm
E’ passato più di un mese da quando il nuovo disco dei Radiohead è disponibile per il download a offerta libera. Quanto quel disco stia vendendo e soprattutto quanto chi lo scarica lo stia pagando è oggetto di constroversie quindi meglio attendere un po’ prima di parlare. Nel frattempo mi limito a segnalare come fin dai primi giorni dopo l’annuncio già altri iniziano a seguire le orme: Oasis e Jamiroquai sono stati i primi e di recente anche i Kaiser Chiefs hanno intenzioni simili. Questo senza scordare Trent Reznor, pioniere di questo genere di iniziative che ha appunto appena pubblicato con lo stesso modello dell’offerta libera un disco di cui è produttore e ha annunciato un mese fa di essere oramai totalmente indipendente da qualsiasi contratto discografico.
Io lo scricchiolio lo sento distintamente. Il fuggi fuggi è dietro l’angolo.
UPDATE 24/11: mi ero dimenticato di segnalare questa bella proiezione dell’andamento dell’industria discografica nei prossimi cinque anni di cui allego il grafico più significativo. Si parla di 20% in meno.

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Author: ildella on Friday, 16 of November , 2007 at 4:53 pm
Anni fa spuntò Pandora, una Web radio nuova rispetto a quanto esisteva allora, capace di selezionare brani simili per sonorità a un artista o a un singolo brano proposto dall’utente. Frutto di un ambizioso progetto, il Genome Project, fu una vera pietra miliare. Pandora ora funziona solo sul territorio statunitense.
Poco tempo dopo arrivò Last.fm. Mentre l’idea alla base di Pandora è affascinante, quella alla base di Last.fm è semplice e geniale. Ci siamo trovati davanti al primo esempio di Social Networking applicato alla musica: si usano gli ascolti delle persone per stabilire quale prossimità di sia tra artisti e canzoni. Negli anni Last.fm è cresciuta aggiungendo tra le altre la fantastica possibilità di segnalare eventi musicali, diventando punto di riferimento anche per scoprire concerti nella propria zona oltre che per scoprire nuovi artisti.
Qualche giorno fa ho iniziato a usare Jango che ha aperto i battenti, seppure ancora in beta privata, da poche settimane. Jango convince subito, e i fattori chiave sono due: è tecnologicamente più moderno di Last.fm e la selezione musicale è migliore.
Tutto sommato la capacità di suonare “musica simile” è oramai data per assodata e anche quella di variare tra artisti simili più o meno noti al grande pubblico. In un modo o nell’altro però capita che su Jango come mai su Last.fm senta pezzi che mi piacciono parecchio, noti o meno che siano. Tecnologicamente parlando, la cosa fantastica è che la radio di Jango suona fino a che sei su jango e non si interrompe se si naviga all’interno del sito, cosa effettivamente frustrante che accade su Last.fm.
Ciò detto, Jango è la versione europea di Pandora, non certo un rivale a tutto tondo per Last.fm, proponendosi come internet radio con funzionalità di condivisione tra amici piuttosto che un vero Social Network tematico sulla musica. Last.fm raccoglie informazioni mentre ascoltiamo la musica che possediamo, non solo quando ascoltiamo le sue radio, questa è la grossa differenza.
Cosa offre Last.fm più di Jango ora come ora? La possibilità di segnalare e cercare eventi per zona geografica e i video. Inoltre Last.fm si interfaccia con i nostri ascolti privati, non è solo una radio, anzi, la radio è solo un piccolo aspetto. Nonostante questo non è affatto detto che con alcuni accorgimenti Jango diventi più un riferimento di Last.fm, anche solo per la sua maggiore comodità di utilizzo e semplicità di approccio.
Esistono molti altri servizi musicali sul web ma questi due attualmente sono quelli più completi e moderni. Altri servizi come Imeem e iLike mi sembrano più delle vetrine, per quanto offrano una qualche possibilità di interazione tra gli utenti, questa è dietro le quinte, non riesco a non sentire la puzza di finto. Sarà per le immagini di qualche artista sponsorizzato, più o meno in voga, che si trova in prima pagina? No no cari, quella è la porta di servizio e io l’ho chiusa a doppia mandata. Restate pure fuori.
Spero di aver dato un panorama base sufficiente anche a chi non sapeva nemmeno dell’esistenza di servizi come questi. Nei prossimi giorni parlerò di un altro paio di novità, ancora più fresche di Jango!
Tags: ,jango, last.fm, musica, pandora, radio, social networking
Author: ildella on Sunday, 21 of October , 2007 at 1:50 am
In questi giorni si sta avverando un qualcosa che attendevo da tempo. Un fenomeno inevitabile, anticipato, probabilmente capito da pochi a suo tempo ma che ora arriverà in faccia a tutti, secco e violento. Se ne accorgeranno tutti, tutti quelli che non sapevano nemmeno cosa stesse accadendo e soprattutto tutti quelli che hanno negli ultimi anni lottato perchè questo fenomeno non prendesse mai forma.

Invece è andata proprio così. I Radiohead mollano la casa discografica e si pubblicano il disco da soli, distribuendolo gratuitamente sulla rete. A offerta libera, per la precisione. E c’è di più: non solo lo fanno, ma vendono un milione e duecentomila copie in una settimana con una media di donazioni di $8 a disco. Mica male vero? Il giusto prezzo, stabilito da chi compra, non da chi vende. [continua...]
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Tags: ,freedom, honesty, musica, radiohead, then you win, trw
Author: ildella on Wednesday, 10 of October , 2007 at 2:27 pm
Il successivo articolo che sblocco l’ho scritto nel marzo del 2006. I concetti di fondo sono assolutamente validi e attuali anche se in un anno la situazione si è stemperata per certi versi. Si parla di come l’evoluzione tecnologica, oggi come nel passato, porti a cambiare dei concetti anche assodati e che parevano sacrosanti, come il copyright in questo caso
Alcuni fenomeni come il social networking che citavo come pronti a cambiare la percezione della rete e delle relazioni sono definitivamente e inevitabilmente esplosi durante questo 2007. Allo stesso tempo sembra, dico sembra, che la battaglia feroce del 2005 e 2006 contro il file sharing e in generale la distribuzione di contenuti multimediali senza troppe regolamentazioni e menate si sia attenuata. Il gigantesco successo di Youtube e altri servizi simili hanno favorito il diffondersi dell’idea che fornire contenuti gratuiti è più spesso opera di marketing che non di pirateria.
Naturalmente la faccenda è comunque complessa e non si deve mollare mai nè credere che qualche piccola concessione abbia realmente cambiato le cose più di tanto. Certo è che si respira in questo 2007 un po’ meno repressione sotto questo punto di vista. Probabilmente è proprio il momento in cui stare più attenti.
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Author: ildella on Tuesday, 2 of October , 2007 at 10:46 am
“I played a show last week in this big theatre, and everybody was quiet, except there was this one guy talking so loudly in the front row,” recalled Green. “After the second song I just had to get a look at his face - so I made the lighting guy shine a light on the front row… Well, it turned out this asshole was in a wheelchair! But then he wheeled up to the stage and apologised for being so drunk. Later I played my ‘No legs’ song for him and he said, ‘I love you so much Adam.’”
Adam Green, 28.Sep.07
Qui tutta l’intervista
Tags: ,adam green, asshole, musica, wheelchair
Author: ildella on Saturday, 2 of December , 2006 at 3:18 am
Ho sempre adorato sta roba un po’ da sogno…
http://www.last.fm/music/Metric/Live+It+Out
e mentre ascoltate:
Metric - “The Police And The Private”
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Author: ildella on Thursday, 22 of June , 2006 at 12:30 pm
Liberamente tradotto da (freely translated from) Who forget the past apparso sul blog di PeerPressure:
Non posso evitare di citare
quanto riportato da Techdirt in proposito di una
cicitazione sul sito della EFF (Electronic Frontier Fundation, ndt) riguardo una pubblicità apparsa sul Capitol Hill della Consumer Electronics Association:
“Intravedo un deterioramento nel mercato della musica Americana… e una serie di altri pericoli per la musica nella sua manifestazione artistica per merito, o piuttosto per colpa, del moltiplicarsi di vari macchinari per riprodurre musica…” -John Philip Sousa on the Player Piano (1906)
“Il pubblico non comprerà canzoni che può ascoltare praticamente a piacimento semplicemente aggiustando il sintonizzatore della radio” -Record Label Executive on FM Radio (1925)
“Ora noi ci stiamo scontrando con un nuovo e pericolosissimo assalto alla nostra sicurezza fiscale, alla nostra vitra economica e lo stiamo affrontando per via di una cosa chiamato registratore a cassette” -MPAA on the VCR (1982)
“Quando i produttori accordano al pubblico il diritto di registrare a casa… non solo l’artista si getterà il cappio al collo, non solo non ci saranno più dischi da incidere, [oltre a questo] il pubblico innocente sarà facilmente reso accessorio nella distruzione della nostra industra” -ASCAP on the Cassette Tape (1982)
Ora confrontate con le apocalittiche affermazioni esternate dal direttore esecutivo di MPAA (Motion Picture Association of America, ndt) Fritz Attaway per giustificare le oppressive scelte per i consumatori. Divertente, vero?
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Author: ildella on Friday, 3 of March , 2006 at 12:29 pm
Negli ultimi tempi sto soprattutto parlando di questioni legate allo sviluppo di certe tecnologie e al modo in cui queste cose potrebbero cambiare la diffusione di diversi tipi di cultura, dalla letteratura, alla musica fino ad arrivare al cinema e ai videogiochi. Le possibilità offerte da quello che è Internet al giorno d’oggi fanno apparire senza senso un sacco di strutture nate nel secolo scorso per ovviare a quelli che, con gli occhi di oggi, sembrano solo dei limiti tecnologici.
Andiamo per gradi. Da quando è possibile memorizzare su un supporto delle informazioni si sono sviluppate nuove possibilità di comunicazione e su di questa nuove industrie. Da quando si può stampare si è diffuso il libro, sempre più scritti si sono potuti diffondere grazie alla facilità di copia dell’opera e alla relativa semplicità di distribuzione (bastava portare i libri in giro). La stessa cosa è avvenuta ad esempio, giusto qualche anno più tardi, con la musica. Per chi stava qui in Europa era possibile sentire i bluesman americani grazie alle incisioni sui dischi e al fatto che qualcuno si prendeva la briga di trasportare i dischi da una parte all’altra dell’oceano.
Tutto questo è cresciuto e sono nate svariate Industrie che oggi come oggi fanno, molto in grande, questo lavoro: scoprono, pubblicizzano e trasportano in giro per il mondo nuovi lavori. Il risultato è che una grande massa di persone può godere di questi lavori e che, in ultima analisi, lo scambio culturale fra (alcuni) popoli della Terra è notevolmente incrementato rispetto ai secoli passati.
Poi è arrivato “il 2000″, è arrivata Internet così come la conosciamo oggi.
Cosa è cambiato? Quello che è cambiato è che è diventato possibile scoprire e recuperare questo genere di lavori in un modo che era impensabile qualche tempo fa. Oggi quelli che erano alcuni dei principali presupposti all’esistenza di una Casa Discografica o di una Casa Editrice e volendo dell’intera industria Musicale e del Libro, sono spariti.
La necessità di trasportare queste opere sta scomparendo. E’ possibile ottenere una buona parte dell’opera semplicemente facendola “trasportare” dalla Rete. Certo non si può ottenere il supporto, ma il supporto è una cosa che si è resa necessaria proprio per via dell’impossibilità di trasportare il contenuto in altri modi. A margine si è sviluppata un’estetica del supporto: copertine rigide e patinate per i libri, librettini con design accattivante per i CD, tutte cose piacevoli ma nate dall’esigenza di trasportare il prodotto vero.
Se questo primo aspetto è oramai fin troppo conosciuto e pubblicizzato, si parla meno spesso degli aspetti di scoperta e pubblicizzazione, gli altri due grossi “compiti” dell’industria discografica. Tralasciando i media tradizionali, è sempre esistito il “passa parola” per scoprire nuove opere. Oggi il passa parola è esteso a potenzialmente tutto il mondo. Centinaia di siti web, blog, forum, mailing list hanno pemesso nei primi 10 anni di esistenza del Web a milioni di persone di venire a conoscenza di cosa che prima sarebbero state al di là della loro portata. Oggi stiamo entrando in una nuova era e nuove forme di collaborazione e condivisione delle informazioni stanno nascendo: fenomeni come Social Networking e File Sharing , ad esempio, sono manifestazioni delle possibilità di collaborazione che la Rete sta iniziando ad offrire. Diventa così possibile per l’appassionato andare a scoprire da solo nuovi artisti che suonano e vivono in un altro stato. Diventa così possibile per chi ascolta solo qualche disco ogni tanto andare su di uno di questi siti e guardare quali artisti sono i più quotati di recente.
La cosa più interessante di tutto questo è che non stiamo parlando, ancora una volta, di informazioni guidate da qualche corporazione. Se la ricerca, la classificazione, la valutazione vengono fatte dagli utenti sono disinteressate oltre che gratuite nel senso più complessivo del termine: non si pagano a nessun livello, nè direttamente nè come ricarico sull’opera acquistata.
Quello su cui vorrei puntare il dito è che oggi siamo all’alba di un’era in cui non esiste più il bisogno dell’esistenza di un’industria discografica o del libro così come sono state intese nel secolo passato perchè esistono degli strumenti sufficientemente diffusi e sufficientemente semplici per permettere a chiunque di scoprire, recuperare e diffondere la musica e la letteratura. Il guadagno ulteriore, sul lungo periodo, è la liberazione dalla logica orientata esclusivamente al profitto in tutti i settori legati alla distribuzione delle informazioni e della cultura.
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Author: ildella on Friday, 27 of January , 2006 at 12:31 pm
Ogni periodo storico ha i suoi cambiamenti. In questi anni uno dei più incisivi è quello legato alle nuove possibilità offerte dalle tecnologie legate alla Scienza dell’Informazione nella sua accezione più generale. La reale entità del cambiamento non è facilmente percepibile. La possibilità di scambiarsi grosse quantità di informazioni in poco tempo, la possibilità sempre più diffusa di poter gestire e manipolare quelle informazioni sta mettendo in crisi meccanismi decennali. Questi meccanismi erano oramai talmente radicati nella mentalità comune da essere assunti a principi.
Da qualche anno assistiamo quotidianamente a tentativi più o meno maldestri di proteggere la distribuzione di prodotti legati al mondo della musica, del cinema, del software, della letteratura. Al di là di pochi esempi in cui si cerca di proteggere l’arte o l’artista in questione, la maggior parte delle iniziative mira a proteggere l’industria, il meccanismo, mira a non far cambiare il modo in cui le persone percepiscono l’essenza di un certo bene.
Purtroppo però tutti quei tentativi si sono rivelati fallimentari. Sofisticati meccanismi di protezione bypassati in pochi giorni, caccia continua a chi scambia prodotti che porta sempre più persone a conoscere ed utilizzare metodi per scambiarsi prodotti. L’Industria non è stata in grado negli ultimi cinque anni di reagire in maniera valida a questa grave minacciaâ. I recenti tentativi di sfruttare le attuali tecnologie per vendere prodotti (Napster, iTunes…) si sono rivelati, nel migliore dei casi, discreti successi commerciali ma sono ben lungi dall’aver eliminato i problemi di cui l’industria si è lamentata e ancora più lontani sono dal rappresentare un vero salto in avanti, un vero nuovo modo di sfruttare quanto è offerto dalle attuali tecnologie.
Il punto cruciale del discorso risulta essere il seguente: esiste oggi una facilità di scambiarsi informazioni che era non solo inesistente ma addirittura sconosciuta durante la maggior parte del secolo scorso, negli anni in cui alcuni principi e meccanismi che oggi conosciamo sono nati. Oggi i presupposti per l’esistenza di quei meccanismi e principi non esistono più, sono stati distrutti. Come conseguenza di ciò quello a cui si deve puntare a un nuovo modello, economico, sociale o quant’altro che si basi realmente su quanto è disponibile oggi.
La mia convinzione, non è solo mia, è che tutti avranno da guadagnarci semplicemente assecondando il cambiamento, non ostacolandolo.
Nel corso degli ultimi anni tante sono le opinioni di persone che hanno saputo vedere questa cosa più chiaramente e probabilmente anche prima di me. Ho potuto conoscerle grazie alla Rete. Ricordo che uno degli articoli che ha dato più fiducia ai miei pensieri è stato pubblicato su Punto Informatico e risale a quasi due anni fa, tratto da un ben più lungo articolo di Karl Fogel. Non sono il solo a pensarla così, più passano i giorni e più persone si rendono conto di quello che succede e quando accade, quando cè la presa di coscienza, scatta la voglia di cambiare le cose, scatta la rabbia contro chi cerca di ostacolare il cammino per il solo fine di specularci sopra.
Ogni mattina c’è chi si sveglia e pensa a come limitare altre persone, su molteplici livelli, limitando la facilità con cui le informazioni vengono diffuse, viziando il processo di diffusione, incanalando l’evoluzione culturale, il tutto al solo fine di lucrare il più possibile, spesso mascherando questo fine dietro a principi di cui oramai si è perso il reale significato e valore.
Io non voglio fare questo, io voglio svegliarmi al mattino e pensare a un modo nuovo per esaltare le persone, per esaltare la collettività .
“I worry about my child and the Internet all the time, even though she’s too young to have logged on yet. Here’s what I worry about. I worry that 10 or 15 years from now, she will come to me and say ‘Daddy, where were you when they took freedom of the press away from the Internet?’”
— Mike Godwin, Electronic Frontier Foundation
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