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IT e Sviluppo

 

Rete di servizi e Post Google Era - parte 1

E' da un paio di mesi che mi girano in testa questi due concetti e contemporaneamente mi capita sempre piu' spesso che una ricerca, infruttuosa su Google, risulti vincente al primo colpo su Twitter. Quando capita? Semplice, capita quando si sta cercando una notizia recente. Certo, c'e' Google News ma non e' la stessa cosa. Il messaggio breve su Twitter e' piu' semplice all'approccio di un blog quindi molti di piu' ci scrivono e semrpe piu' notizie si diffondono sempre piu' rapidamente.  Semplice tanto cosi'. Sto quindi tenendo d'occhio alcuni servizi di ricerca basati su twitter, tra cui alcuni che permettono ricerche sui link inviati su twitter, che promettono di offrire una rappresentazione molto aggiornata di cio' che interessa la gente nel presente, meglio di un qualsiasi algoritmo di ranking. E' quasi come fare direttamente ricerche sui trend piuttosto che sul consolidato. Spesso un articolo fresco vale piu' di una decina obsoleti, su cui non si farebbe altro che perdere tempo studiando qualcosa di superato. La forza di un sistema come Twitter sta nell'essere un'istantanea del presente, di quello di cui sta parlando la gente in quel giorno, ora o persino il minuto mentre Google e' per sua natura una maniera per ricercare lo "scibilie" piu' consolidato e per quanto a volte i risultati piu' nuovi risultino prominenti, la realta' e' che spesso si ha la sensazione di trovare notizie, guide o informazioni vecchie. Non e' una sensazione: e' la realta'.  Vecchie di qualche anno, si', cioe' giovani da un certo punto di vista ma il fatto e' che in tantissimi ambiti, non certamente solo quello delle news, un articolo di tre anni fa e' preistoria. Ironia della sorte, proprio Google e' stato il cuore pulsante della rete dell'ultimo decennio, la azienda piu' nota e vincente, il simbolo piu' simbolo di tutti. Google ha fornito accesso all'informazione in maniera sconosciuta a chiunque solo dieci anni fa e questo ha favorito un genere di crescita altrettanto nuovo. Crescita sociale, crescita individuale: chi ha imparato ad usarlo ha la possibilita' oggi di accedere costantemente a informazioni che rendono il raggiungere un obiettivo infinitamente piu' rapido. Google piu' di qualunque altra cosa ci ha dato una consistente fetta della velocita' con cui ragioniamo e procediamo oggi e proprio questa velocita' oggi lo rende obsoleto per tutta una serie di esigenze oramai sempre piu' diffuse, sotto gli occhi di molti e presto pervasive, necessarie per tutti, senza che la maggior parte nemmeno arrivi ad accorgersi del cambiamento. Useranno la ricerca "su Twitter" e sara' naturale farlo. Ma la faccenda e' potenzialmetne molto piu' grande anche di questo e mio tempo per oggi e' scaduto, quindi arrivederci alla terza puntata (qui il prequel), in cui magari spieghero' anche un poco il titolo "altisonante"

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FriendFeed e Twitter nel 2009

Come seguire l'informazione in Rete? Come promesso tempo fa, voglio parlare a chi e' affascinato dalla possibilita' di seguire eventi, conoscere persone che dicono cose che lo interessano e soprattutto, ricevere informazione attraverso la Rete e non attraverso i media piu' classici. Alcuni sanno come fare, per altri e' un grande mistero.  Ecco una visione attuale dei due principali servizi in tema di quelli semplici, immediati e, sorpattutto uno, destinato ad essere la piu' grossa "social bomba" in Italia nel prossimo anno. FriendFeed sembra evolversi, almeno nel mio network di persone, verso una versione moderna dei forum tematici, con la discussione che si spande a macchia d'olio attraverso i contatti, prescinde dal tema e offre una estrema semplicita' di integrazione di altri servizi Web. Twitter si prepara a sbancare nel mercato del marketing, customer support, notizie e chi piu' ne ha piu' ne metta. Per FriendFeed non prevedo molto altro mentre Twitter, o per lo meno il modello Twitter, avra' a mio dire un ruolo centrale e un'impatto epocale nel prossimo lustro in Rete.

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Non so piu' quando mi sono iscritto a Twitter mentre ricordo di avere iniziato con FriendFeed nel periodo di beta privata gia' alla fine del 2007. Raccogliere lo stream di azioni, le impronte che lasciamo sul Web e' contemporaneamente semplice e potente e viene rapidamente percepito dagli utenti. FriendFeed e' stato piu' infatti rapidamente infestato da persone a me prossime, a mio modo di vedere complice soprattutto  l'idea dei "commenti". Si segue piu' o meno come un Twitter ma la possibilita' di fare i commenti e di marcare con un "I Like" sono risultati vincenti per far emergere discussioni e per far saltare all'occhio gli "input" piu' rilevanti. I messaggi arrivavano dall'esterno spesso: una foto su flickr o un video su youtube, lo status di facebook o di Twitter che cambia, un link segnalato come interessante, un post su un blog o appunto un semplice commento a uno qualsiasi di questi messaggi. Gli "I Like" e i commenti sono un'idea talmente buona che nell'ultimo anno Facebook si e' affrettato a copiarli aggiungerli, modificando l'orrenda comunicazione wall to wall del Facebook degli esordi.

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Cosa sta diventando invece Twitter? Anche qui ci sono scambi e piccole discussioni ma meno facilmente tracciabili. Tipicamente si leggono i "twit" come si legge lo stato di Facebook solo in un posto piu' ordinato e con meno rumore.  Twitter e' soprattutto diventato  il posto degli annunci brevi, di qualsiasi genere: dal semplice status di una persona all'annuncio di una novita' su un qualche sito (nuovo post su un blog) fino a venire usato come vero e proprio strumento di marketing sia aziendale che personale, o ancora di customer support e per ipnotici esperimenti tipo twistori.
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Il meccanismo funziona perche' e' rapido e trasparente,  e' sufficientemente breve perche' non infastidisca, al limite si scorre la pagina. Su Friendfeed e Twitter vale il "non si legge tutto per forza". Si scorre e qualcosa resta, il resto passa  pazienza, tanto e' inevitabile e se la notizia e' davvero importante, prima o poi sara' lei a raggiungere noi. L'idea dei 140 caratteri e' vincente al pari di quella di portare gli utenti a presentarsi con nome e cognome reali su Facebook. E' un  messaggio per natura piu' informativo del subject di una email pur restando sostanzialmente ugualmente rapido da leggere e permette una piu' accurata selezione di cosa approfondire. La recente abitudine  di inserire dei #tag su cui si sviluppano altri servizi come tagalus, cosnente poi di tracciare discussion tematiche, uscendo dal proprio network per poi allargarlo. Cosi' facendo possiamo sentire quello di cui parla molta piu' gente, restare piu' informati, con meno fatica. Ora, che vi convinca o meno tutto questo discorso, restano alcuni fatti: un +1300% di utenti negli ultimi 12 mesi per Twitter, senza contare una innumerevole quantita' di applicazioni a supporto e altre pronte ad usarlo per sfturrarne le caratteristiche piu' avanzate: tracking dei trend, ricerca, collaborazione, supporto clienti e quant'altro e un numero spaventoso di "imitazioni" che applicano il modello twitter alla musica, al business two business, al lavoro... Tutti servizi che come Twitter svolgono una sola funzione e tentano di farla bene, approccio opposto ai "Facebook" che si propongono come mastodonti mainstream pronti a offrire tutto in un pacchetto completo. Il discorso "Twitter" sul medio-lungo periodo meritera' un articolo a parte in quanto per vaneggiare di "post google era", serve spazio e concentrazione.

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Browser: quote di mercato 2009

Il vino invecchia e puo' diventare vino o aceto. Qui da noi per evitare di seguire la seconda strada serve impegno e tenacia. Nel settore dell'informazione restare aggiornati significa saper seguire le fonti giuste e sufficientemente variegate. Per fare questo serve anche essere sufficientemente padroni del mezzo che permette di accedere a queste informazioni. Questo mezzo e' il software che si usa ogni giorno che deve essere adeguato ai tempi per non risultare un intralcio ma, invece, un supporto efficace.

Non iniziero' parlando di browser, quella e' una storia oramai vecchia. La mia intenzione e' parlare di altri software ma mi limito oggi a riportare i dati di market share aggiornati a gennaio 2009 per mostrare come le abitudini anche radicate si possano cambiare. Per anni schiere di diffitenti hanno sostenuto che mai Internet Explorer avrebbe perso consistenti quote a favore di un qualcosa di sconosciuto e non sostenuto da una grossa azienda. I numeri sono qui a smentirli. Nel solo ultimo anno, IE ha perso quasi 8 punti percentuali a vantaggio di Firefox (quasi 4), Safari (quasi 3) e del neo nato Google Chrome che si prende piu' di un punto in pochi mesi. Se guardiamo poi le statistiche degli ultimi due anni, vediamo come i punti persi da IE sono circa 12. Significa perdere il 15% delle proprie quote in due anni di cui 5 nel primo anno e 10 nel secondo, il che mostra inoltre una netta accelerazione nella perdita di quote. Tutto bene dunque, anche per l'arrivo del nuovo Chrome che dara' nuova linfa al mercato e che sono sicuro che dalla fine 2009, quando avra' un parco estensioni adeguato, iniziera' a rosicchiare punti anche ai due concorrenti "minori". Per ora chi perde di sicuro e' il vecchio che sta diventando aceto menter noi attendiamo nuove e piu' moderne versioni degli altri browser in primavera.

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Qualche trucco per Gmail

In tanti da anni hanno abbandonato l'idea stessa di avere un client di posta dedicato. Gmail ha rivoluzionato la faccenda: spazio in abbondanza e tutto sempre online, ovunqe. Pensare di non poter accedere alla propria posta dovunque ci si trovi e' assurdo e avere ovunque la stessa interfaccia e' una gran cosa. Gmail stessa e' molto migliorata lo scorso anno, di recente ho cercato di risolvere alcuni problemi che avevo ed ecco il risultato. Inbox Unread Non capiro' mai come sia possibile che non ci sia modo direttamente da interfaccia di vedere solo i messaggi non letti della Inbox. A ogni modo, ho scoperto come fare, basta scrivere nella casella di ricerca is:unread is:inbox

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Gadget di primavera

Attacco e vado via. Arrivo e mi siedo, il tempo di aprire il portatile e mi mostra l'utility di collegamento, con pure gia' la proposta di un aggiornamento del firmware. Faccio, scarica e installa, tutto. Poi appare un menu di configurazione assolutamente semplice per chiunque sappia cosa e' una network, la differenza tra rete ethernet e wireless e tra direct connection e bridge tramite un altro router, in ogni caso concetti spiegati chiaramente. Pochi istanti e lui riparte e poi io mi collego a lui. E poi apro iTunes, e seleziono lui come ouput, e la musica parte. E la musica non sta li' con me. E viene diffusa in soggiorno. Cosi' seduto sulla tazza mi trovavo, in uno di quei momenti di insulsa e totale soddisfazione, realizzazione di un sogno remoto, in cui non sai bene come sentirti ma hai un ghigno sul volto che sa di giusto. Grazie mi avete indotto in tentazione e mi avete liberato dalla sbatta. Amen.

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Mozilla Weave: il proprio profilo sempre online

La più gustosa recente novità dal mondo Mozilla è un software sperimentale che esce dai Mozilla Labs e si chiama Weave. Mozilla Weave si propone come la soluzione "ufficiale" alla questione "non perdere i dati del proprio profilo utente e non fare fatica a recuperarli dopo un qualche casino sulla macchina". Ebbene sì, Weave permette di sincronizzare i propri dati su un server remoto, proprio come faceva per Firefox 2 Google Browser Sync. Attualmente in sviluppo e disponibile solo per Firefox 3, non permette ancora di sincronizzare tutto, si limita alla History e ai Bookmark ma il resto arriverà.

E' un po' che non parlo più di Firefox e del suo cammino, nonostante sia stato uno dei parti che più da vicino ho seguito, a partire da Mozilla 1.0 nel giugno 2002 fino al rilascio di Firefox 1.0 nel novembre 2004. Il fatto è che oramai è dato per assodato che si usa Firefox, tutti i miei amici usano Firefox e ho fatto il mio lavoro di pusher a sufficienza. Attualmente la nuova versione di Firefox è in beta, si può provare e al solito presenta qualche novità combinata a un consolidamento e affinamento di quanto esiste. Tornando a Weave, mi interessa affrontare l'argomento riguardante la sicurezza dei dati, la privacy e discorsi simili. Molti di fronte a possibilità come quella offerta da questo nuovo add on per Firefox  storcono il naso, non fidandosi di mandare in giro per la rete i prorpi dati, le password di accesso ai servizi e quant'altro. Al contrario io sono più che favorevole a sistemi tipo Weave anzi, non vedo l'ora che la maggior parte di quel genere di dati possa stare su un server remoto, anche quelli del mio profilo del sistema operativo, ad esempio. Evito anche io di mettere alcuni dati molto sensibili, come password del conto corrente nè magari quella di un altro paio di servizi in cui si muove denaro ma per il resto non mi faccio troppi problemi. Al di là appunto di pochissimi come quelli citati, il resto delle informationi sono a disposizione di chiunque sempre, inutile farsi troppi problemi riguardo alla privacy. Abbiamo una carta di identità, lasciamo segni del nostro passaggio ovunque, paghiamo con la carta di credito e il bancomat ogni giorno. Dovrei preoccuparmi del fatto che Mozilla tenga la mia password di Flickr? In che modo poi sarebbe più sicura sul mio computer piuttosto che sul server Mozilla? Episodi spiacevoli possono capitare comunque, a prescindere dalla "sicurezza" che i sistemi ci garantiscono. Nel momento in cui si accetta questo rischio, credo che avere le password solo in locale o anche su qualche servizio remoto non presenti differenze da questo punto di vista. Al contrario, offre molti vantaggi in termini di comodità. Ringrazio quindi personalmente Mozilla e chi si prodiga a offrirmi questo servizio.

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MacWorld 2008: sfila il MacBook Air. Intorno, il nulla.

Il CES è stata un po' una delusione ed ero convinto anche che da solo il MacWorld avrebbe fatto molto più rumore. Questo è stato vero in un certo senso, durante lo Speech di Steve Jobs è persino venuto giù Twitter. A parte questo però non è che nemmeno al MacWorld si siano visti grandi annunci. Forse la cosa che fa più notizia in queste ore è proprio la mancanza di carne al fuoco di un certo spessore.  A parte naturalmente il MacBook Air che suscita scalpore, emozione, ammirazione o disprezzo a seconda di come viene visto. La mia opinione è che va valutato in termini di "sto creando una tendenza, sto segnando una strada" cosa che nessuno meglio di Apple, in questo campo, può permettersi (e riuscire) di fare oggi. Parliamoci chiaro: 3000 dollari per una macchina che non può essere usata realmente per lavoro, che è così più avanti del mondo reale senza la presa ethernet e senza il lettore ottico... sono tantissimi.  A molti certamente questo genere di limitazione non può andare giù. Già ma il punto è che non è i "molti" cui si rivolge Air oggi, gennaio 2008, bensì pochi. Pochissimi privati che possono spendere in leggerezza quei soldi (che si disinteressano totalmente della reale utilità dell'oggetto. Soprattutto però l'oggetto si rivolge al mercato in generale e a quei pochi che sanno interpretare i trend. Il MacBook Air è lì per dire: "ok, è il 2008, vediamo di capire che dobbiamo smetterla con i lettori ottici, sono una tecnologia superata e insopportabile, BASTA! Basta con i dischi magnetici, vogliamo i dischi a stato solido e chi se ne frega se 64 mega sono pochi tanto chi ancora tiene i propri dati pesanti sul portatile? Disco esterno, storage in rete, avanti siamo realistici e poi BASTA FILI, non ne vogliamo più sapere". Questo è quello che il mercato o meglio quella fetta di utenti sempre desiderosi di avere gadget e strumenti più all'avanguatrdia stanno chiedendo a gran voce. Per fortuna Apple segna la strada, tira una riga con il passato e fa sì che tutti gli altri debbano per forza di cose stare al passo. Probabilmente nei prossimi mesi vedremo uscire delle versioni meno estreme e più adatte alla realtà del 2008 ma indubbiamente questo darà uno scossone facendo capire agli altri quanto sono "indietro". Almeno io lo spero, è così desolante guardare quanto sono orribili e vecchi i portatili che si trovano in giro... Per il resto, calma piatta. Nessuna novità sui MacBook Pro e pazienza. Qualcosina sul versante iPhone e iTouch ma in quel settore le novità più interessanti vengono dai software sviluppati dalle famose "terze parti" o da componenti aggiuntivi (microfono e GPS) sempre sviluppate da azienda. Parlerò di questo nei prossimi giorni quando avrò la possibilità di colladare di persona qualche applicazione. Insomma, poco di nuovo, considerato poi che nè la Apple TV nè tantomeno l'ennesimo super proprietario sistema di distribuzione contenuti cinematografici può nemmeno lontanamente incuriosirmi, ecco che la cosa più bella trovata in giro diventa la riduzione a 60 secondi dello speech di 90 minuti di Steve Jobs. [youtube Yz1-cPx0cIk]

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Si dia inizio alle danze

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Musica sul web: da Pandora a Last.fm a Jango

Anni fa spuntò Pandora, una Web radio nuova rispetto a quanto esisteva allora, capace di selezionare brani simili per sonorità a un artista o a un singolo brano proposto dall'utente. Frutto di un ambizioso progetto, il Genome Project, fu una vera pietra miliare. Pandora ora funziona solo sul territorio statunitense. Poco tempo dopo arrivò Last.fm. Mentre l'idea alla base di Pandora è affascinante, quella alla base di Last.fm è semplice e geniale.  Ci siamo trovati davanti al primo esempio di Social Networking applicato alla musica: si usano gli ascolti delle persone per stabilire quale prossimità di sia tra artisti e canzoni. Negli anni Last.fm è cresciuta aggiungendo tra le altre la fantastica possibilità di segnalare eventi musicali, diventando punto di riferimento anche per scoprire concerti nella propria zona oltre che per scoprire nuovi artisti. Qualche giorno fa ho iniziato a usare Jango che ha aperto i battenti, seppure ancora in beta privata, da poche settimane.  Jango convince subito, e i fattori chiave sono due: è tecnologicamente più moderno di Last.fm e la selezione musicale è migliore. Tutto sommato la capacità di suonare "musica simile" è oramai data per assodata e anche quella di variare tra artisti simili più o meno noti al grande pubblico. In un modo o nell'altro però capita che su Jango come mai su Last.fm senta pezzi che mi piacciono parecchio, noti o meno che siano. Tecnologicamente parlando, la cosa fantastica è che la radio di Jango suona fino a che sei su jango e non si interrompe se si naviga all'interno del sito, cosa effettivamente frustrante che accade su Last.fm. Ciò detto, Jango è la versione europea di Pandora, non certo un rivale a tutto tondo per Last.fm, proponendosi come internet radio con funzionalità di condivisione tra amici piuttosto che un vero Social Network tematico sulla musica. Last.fm raccoglie informazioni mentre ascoltiamo la musica che possediamo, non solo quando ascoltiamo le sue radio, questa è la grossa differenza. Cosa offre Last.fm più di Jango ora come ora? La possibilità di segnalare e cercare eventi per zona geografica e i video. Inoltre Last.fm si interfaccia con i nostri ascolti privati, non è solo una radio, anzi, la radio è solo un piccolo aspetto. Nonostante questo non è affatto detto che con alcuni accorgimenti Jango diventi più un riferimento di Last.fm, anche solo per la sua maggiore comodità di utilizzo e semplicità di approccio. Esistono molti altri servizi musicali sul web ma questi due attualmente sono quelli più completi e moderni. Altri servizi come Imeem e iLike mi sembrano più delle vetrine, per quanto offrano una qualche possibilità di interazione tra gli utenti, questa è dietro le quinte, non riesco a non sentire la puzza di finto. Sarà per le immagini di qualche artista sponsorizzato, più o meno in voga, che si trova in prima pagina? No no cari, quella è la porta di servizio e io l'ho chiusa a doppia mandata. Restate pure fuori. Spero di aver dato un panorama base sufficiente anche a chi non sapeva nemmeno dell'esistenza di servizi come questi. Nei prossimi giorni parlerò di un altro paio di novità, ancora più fresche di Jango!

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SocialAds e Android. Saranno finite le cannonate?

Un anno fa un folto gruppo di società operanti nel settore lanciava OpenSocial, un modo per rendere facilmente comunicanti i diversi servizi di Social Networking e in generale le applicazioni Web. Un momento, non era un anno fa, era solo 8 giorni fa! Eppure nel frattempo è successa talmente tanta roba... Nemmeno ero riuscito a fine ottobre a parlare dell'inizio della marcia indietro di Apple rispetto alla chiusura totale nei confronti di chiunque volesse produrre applicazioni per iPhone al di fuori dal suo controllo, ed ecco che arriva Google e in meno di una settimana scatena la guerra contro la chiusura. Così come OpenSocial si propone come standard aperto e non properietario per servizi Web, ecco che Android, nome piattaforma di sviluppo della Open Handset Alliance capeggiata da Big G, si propone di fare una cosa molto simile nel campo dei mobile device. Nessun gPhone come si rumoreggiava nei mesi passati, bensì qualcosa di molto più pericoloso: un modo per far creare applicazioni che funzionino su tutti gli apparecchi di chi aderisce allo standard, attualmente oltre 30 produttori tra cui ChinaMobile, Telefonica, Telecom Italia, Motorola, Samsung, Intel e Google stessa. Ed ecco che dopo OpenSocial = alleanza anti Facebook arriva Open Handset Alliance = alleanza (quasi) anti iPhone Nel frattempo Facebook prosegue per la sua strada. Dopo aver in meno di dieci mesi sbaragliato qualsiasi avversario nel campo del Social Networking, tanto da aver indotto persino MySpace ad unirsi a OpenSocial e Google a preoccuparsi a tal punto da costituirsi parte civile a favore di formati di comunicazione aperti, prepara il colpo più micidiale ovvero la rete di Advertising. SocialAds, annunciata oggi, è il modo in cui Facebook crede di rilanciare e reinventare, ancora, il modo in cui i consumatori entrano in contatto con i prodotti che interessano. Viviamo ancora in un momento in cui, per lo meno in Italia, la maggior parte della gente nemmeno sa cosa sia Google Ads eppure qui stiamo andando al passo successivo. Laddove Google ha personalizzato "l'esperienza pubblicitaria" in relazione a dove ci troviamo nello "spazio" del Web, e a cosa stiamo vedendo in un dato momento, ecco che con il Social Networking questo concetto è esteso a dove ci troviamo nello spazio sociale. La multidimensionalità della nostra persona diventa quindi il fulcro attraverso cui entrare in contatto non solo con persone, ma anche con prodotti e società, artisti ed eventi, tutto quanto ci possa interessare. Il che è quanto già avviene in Facebook e servizi similari solo che Facebook per primo crea una vero e proprio modello di Advertising alternativo non solo ai modelli più tradizionali ma anche a quello più moderno e vincente, i Google Ads appunto. Non è niente di completamente nuovo, è solo la formalizzazione e attuazione, in grande stile, di un modello che già si vede tra le maglie della Rete. In più, gettato in mezzo alla Community più in voga del momento, che ha avuto il 133% di crescita negli ultimi 12 mesi e che si appresta a diventare un mostro dalle dimensioni tali da essere per Google, da oramai qualche mese, il pericolo numero uno. Quanto è grossa questa cosa dei SocialAds? Molto, ma sono ancora un po' in dubbio. Ho riportato la notizia ma mi riservo un'opinione più decisa sull'avvenimento quando potrò toccare con mano come funziona questa cosa, sia come consumatore sia come produttore di servizi.

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