il blog del della

Like few of the others I was a seeker, a mover, a malcontent, and at times a stupid hell-raiser 
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Voci dal Passato - Industria della cultura

Il successivo articolo che sblocco l'ho scritto nel marzo del 2006. I concetti di fondo sono assolutamente validi e attuali anche se in un anno la situazione si è stemperata per certi versi. Si parla di come l'evoluzione tecnologica, oggi come nel passato, porti a cambiare dei concetti anche assodati e che parevano sacrosanti, come il copyright in questo caso Alcuni fenomeni come il social networking che citavo come pronti a cambiare la percezione della rete e delle relazioni sono definitivamente e inevitabilmente esplosi durante questo 2007. Allo stesso tempo sembra, dico sembra, che la battaglia feroce del 2005 e 2006 contro il file sharing e in generale la distribuzione di contenuti multimediali senza troppe regolamentazioni e menate si sia attenuata. Il gigantesco successo di Youtube e altri servizi simili hanno favorito il diffondersi dell'idea che fornire contenuti gratuiti è più spesso opera di marketing che non di pirateria. Naturalmente la faccenda è comunque complessa e non si deve mollare mai nè credere che qualche piccola concessione abbia realmente cambiato le cose più di tanto. Certo è che si respira in questo 2007 un po' meno repressione sotto questo punto di vista. Probabilmente è proprio il momento in cui stare più attenti.

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Rubrica - Voci dal passato

Ho sempre sognato di poter fare un angolino così :) Ho ripescato dal mio vecchio blog, che non è più online da un pezzo, alcuni articoli che mi interessa far leggere. Riguardano per lo più il periodo di inizio 2006 in cui ero particolarmente sensibile riguardo le questioni su copyright, oligarchia delle major, diritto di diffusione delle informazioni e cose così. Non saranno tanti articoli, per adesso ho reinserito i primi due: Evoluzione tecnologica secondo le major, legato a un evento di gennaio 2006 e uno più lungo e generale in cui dissertavo sull'importanza della diffusione delle informazioni e su come le rete ha cambiato il nostro modo di fruirne e di percepire la questione. Un altro paio di articolo seguiranno nei prossimi giorni.

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Chi dimentica il passato

Liberamente tradotto da (freely translated from) Who forget the past apparso sul blog di PeerPressure:


Non posso evitare di citare quanto riportato da Techdirt in proposito di una cicitazione sul sito della EFF (Electronic Frontier Fundation, ndt) riguardo una pubblicità apparsa sul Capitol Hill della Consumer Electronics Association: "Intravedo un deterioramento nel mercato della musica Americana... e una serie di altri pericoli per la musica nella sua manifestazione artistica per merito, o piuttosto per colpa, del moltiplicarsi di vari macchinari per riprodurre musica..." -John Philip Sousa on the Player Piano (1906) "Il pubblico non comprerà canzoni che può ascoltare praticamente a piacimento semplicemente aggiustando il sintonizzatore della radio" -Record Label Executive on FM Radio (1925) "Ora noi ci stiamo scontrando con un nuovo e pericolosissimo assalto alla nostra sicurezza fiscale, alla nostra vitra economica e lo stiamo affrontando per via di una cosa chiamato registratore a cassette" -MPAA on the VCR (1982) "Quando i produttori accordano al pubblico il diritto di registrare a casa... non solo l'artista si getterà il cappio al collo, non solo non ci saranno più dischi da incidere, [oltre a questo] il pubblico innocente sarà facilmente reso accessorio nella distruzione della nostra industra" -ASCAP on the Cassette Tape (1982) Ora confrontate con le apocalittiche affermazioni esternate dal direttore esecutivo di MPAA (Motion Picture Association of America, ndt) Fritz Attaway per giustificare le oppressive scelte per i consumatori. Divertente, vero?

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Serve ancora un’industria della cultura

Negli ultimi tempi sto soprattutto parlando di questioni legate allo sviluppo di certe tecnologie e al modo in cui queste cose potrebbero cambiare la diffusione di diversi tipi di cultura, dalla letteratura, alla musica fino ad arrivare al cinema e ai videogiochi. Le possibilità offerte da quello che è Internet al giorno d'oggi fanno apparire senza senso un sacco di strutture nate nel secolo scorso per ovviare a quelli che, con gli occhi di oggi, sembrano solo dei limiti tecnologici. Andiamo per gradi. Da quando è possibile memorizzare su un supporto delle informazioni si sono sviluppate nuove possibilità di comunicazione e su di questa nuove industrie. Da quando si può stampare si è diffuso il libro, sempre più scritti si sono potuti diffondere grazie alla facilità di copia dell'opera e alla relativa semplicità di distribuzione (bastava portare i libri in giro). La stessa cosa è avvenuta ad esempio, giusto qualche anno più tardi, con la musica. Per chi stava qui in Europa era possibile sentire i bluesman americani grazie alle incisioni sui dischi e al fatto che qualcuno si prendeva la briga di trasportare i dischi da una parte all'altra dell'oceano. Tutto questo è cresciuto e sono nate svariate Industrie che oggi come oggi fanno, molto in grande, questo lavoro: scoprono, pubblicizzano e trasportano in giro per il mondo nuovi lavori. Il risultato è che una grande massa di persone può godere di questi lavori e che, in ultima analisi, lo scambio culturale fra (alcuni) popoli della Terra è notevolmente incrementato rispetto ai secoli passati. Poi è arrivato "il 2000", è arrivata Internet così come la conosciamo oggi. Cosa è cambiato? Quello che è cambiato è che è diventato possibile scoprire e recuperare questo genere di lavori in un modo che era impensabile qualche tempo fa. Oggi quelli che erano alcuni dei principali presupposti all'esistenza di una Casa Discografica o di una Casa Editrice e volendo dell'intera industria Musicale e del Libro, sono spariti. La necessità di trasportare queste opere sta scomparendo. E' possibile ottenere una buona parte dell'opera semplicemente facendola "trasportare" dalla Rete. Certo non si può ottenere il supporto, ma il supporto è una cosa che si è resa necessaria proprio per via dell'impossibilità di trasportare il contenuto in altri modi. A margine si è sviluppata un'estetica del supporto: copertine rigide e patinate per i libri, librettini con design accattivante per i CD, tutte cose piacevoli ma nate dall'esigenza di trasportare il prodotto vero. Se questo primo aspetto è oramai fin troppo conosciuto e pubblicizzato, si parla meno spesso degli aspetti di scoperta e pubblicizzazione, gli altri due grossi "compiti" dell'industria discografica. Tralasciando i media tradizionali, è sempre esistito il "passa parola" per scoprire nuove opere. Oggi il passa parola è esteso a potenzialmente tutto il mondo. Centinaia di siti web, blog, forum, mailing list hanno pemesso nei primi 10 anni di esistenza del Web a milioni di persone di venire a conoscenza di cosa che prima sarebbero state al di là della loro portata. Oggi stiamo entrando in una nuova era e nuove forme di collaborazione e condivisione delle informazioni stanno nascendo: fenomeni come Social Networking e File Sharing , ad esempio, sono manifestazioni delle possibilità di collaborazione che la Rete sta iniziando ad offrire. Diventa così possibile per l'appassionato andare a scoprire da solo nuovi artisti che suonano e vivono in un altro stato. Diventa così possibile per chi ascolta solo qualche disco ogni tanto andare su di uno di questi siti e guardare quali artisti sono i più quotati di recente. La cosa più interessante di tutto questo è che non stiamo parlando, ancora una volta, di informazioni guidate da qualche corporazione. Se la ricerca, la classificazione, la valutazione vengono fatte dagli utenti sono disinteressate oltre che gratuite nel senso più complessivo del termine: non si pagano a nessun livello, nè direttamente nè come ricarico sull'opera acquistata. Quello su cui vorrei puntare il dito è che oggi siamo all'alba di un'era in cui non esiste più il bisogno dell'esistenza di un'industria discografica o del libro così come sono state intese nel secolo passato perchè esistono degli strumenti sufficientemente diffusi e sufficientemente semplici per permettere a chiunque di scoprire, recuperare e diffondere la musica e la letteratura. Il guadagno ulteriore, sul lungo periodo, è la liberazione dalla logica orientata esclusivamente al profitto in tutti i settori legati alla distribuzione delle informazioni e della cultura.

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Presa di posizione

Ogni periodo storico ha i suoi cambiamenti. In questi anni uno dei più incisivi è quello legato alle nuove possibilità offerte dalle tecnologie legate alla Scienza dell'Informazione nella sua accezione più generale. La reale entità del cambiamento non è facilmente percepibile. La possibilità di scambiarsi grosse quantità di informazioni in poco tempo, la possibilità sempre più diffusa di poter gestire e manipolare quelle informazioni sta mettendo in crisi meccanismi decennali. Questi meccanismi erano oramai talmente radicati nella mentalità comune da essere assunti a principi. Da qualche anno assistiamo quotidianamente a tentativi più o meno maldestri di proteggere la distribuzione di prodotti legati al mondo della musica, del cinema, del software, della letteratura. Al di là di pochi esempi in cui si cerca di proteggere l'arte o l'artista in questione, la maggior parte delle iniziative mira a proteggere l'industria, il meccanismo, mira a non far cambiare il modo in cui le persone percepiscono l'essenza di un certo bene. Purtroppo però tutti quei tentativi si sono rivelati fallimentari. Sofisticati meccanismi di protezione bypassati in pochi giorni, caccia continua a chi scambia prodotti che porta sempre più persone a conoscere ed utilizzare metodi per scambiarsi prodotti. L'Industria non è stata in grado negli ultimi cinque anni di reagire in maniera valida a questa grave minacciaâ. I recenti tentativi di sfruttare le attuali tecnologie per vendere prodotti (Napster, iTunes...) si sono rivelati, nel migliore dei casi, discreti successi commerciali ma sono ben lungi dall'aver eliminato i problemi di cui l'industria si è lamentata e ancora più lontani sono dal rappresentare un vero salto in avanti, un vero nuovo modo di sfruttare quanto è offerto dalle attuali tecnologie. Il punto cruciale del discorso risulta essere il seguente: esiste oggi una facilità di scambiarsi informazioni che era non solo inesistente ma addirittura sconosciuta durante la maggior parte del secolo scorso, negli anni in cui alcuni principi e meccanismi che oggi conosciamo sono nati. Oggi i presupposti per l'esistenza di quei meccanismi e principi non esistono più, sono stati distrutti. Come conseguenza di ciò quello a cui si deve puntare a un nuovo modello, economico, sociale o quant'altro che si basi realmente su quanto è disponibile oggi. La mia convinzione, non è solo mia, è che tutti avranno da guadagnarci semplicemente assecondando il cambiamento, non ostacolandolo. Nel corso degli ultimi anni tante sono le opinioni di persone che hanno saputo vedere questa cosa più chiaramente e probabilmente anche prima di me. Ho potuto conoscerle grazie alla Rete. Ricordo che uno degli articoli che ha dato più fiducia ai miei pensieri è stato pubblicato su Punto Informatico e risale a quasi due anni fa, tratto da un ben più lungo articolo di Karl Fogel. Non sono il solo a pensarla così, più passano i giorni e più persone si rendono conto di quello che succede e quando accade, quando cè la presa di coscienza, scatta la voglia di cambiare le cose, scatta la rabbia contro chi cerca di ostacolare il cammino per il solo fine di specularci sopra. Ogni mattina c'è chi si sveglia e pensa a come limitare altre persone, su molteplici livelli, limitando la facilità con cui le informazioni vengono diffuse, viziando il processo di diffusione, incanalando l'evoluzione culturale, il tutto al solo fine di lucrare il più possibile, spesso mascherando questo fine dietro a principi di cui oramai si è perso il reale significato e valore. Io non voglio fare questo, io voglio svegliarmi al mattino e pensare a un modo nuovo per esaltare le persone, per esaltare la collettività .

 

"I worry about my child and the Internet all the time, even though she's too young to have logged on yet. Here's what I worry about. I worry that 10 or 15 years from now, she will come to me and say 'Daddy, where were you when they took freedom of the press away from the Internet?'"

-- Mike Godwin, Electronic Frontier Foundation

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L’evoluzione tecnologica secondo le major

Questa volta le grosse corporazioni dell'industria musicale e cinematogratica stanno pensando bene di limitare la possibilità di produrre qualsiasi strumento tecnologico che diffonda informazioni secondo quello che è un vero e proprio <em>"nuovo comandamento ai produttori di sistemi elettronici e di elettronica di consumo, ovvero che i futuri prodotti consentano "ai consumatori un utilizzo storicamente esclusivo e rientrante nei limiti di legge". In altre parole sarebbe legittimo realizzare nuovi dispositivi soltanto se limitati nella loro funzione al "solo scopo previsto". "Se questa fosse stata legge nel 1970 - scrive EFF - non ci sarebbe mai stato un videoregistratore. Nel 1990, non ci sarebbe stato TiVo. Nel 2000, niente iPod"</em>. Non mi dilungherò oltre, la questione è stata coperta efficacemente da Punto Informatico in questo articolo che consiglio di leggere. Mi riservo unicamente di far notare un particolare curioso. Il senatore legato a quest'ultima vicenda è Gordon Smith. Il tizio di ieri, invece, capo della sezione tecnologica di BellSouth, è questo qui. Adesso, ditemi voi... Se li si guarda bene non sono uguali ma a una prima occhiata sono identici: giacca, camicia e cravatte simili o identiche, stesso taglio di capelli, stesso sorriso... E non sono due colleghi senatori, intendiamoci, non c'entrano nulla l'uno con l'altro!

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