Il blog del della

quote of the day. poi ci penso

rant.ildella.net

Author: della on Saturday, 3 of January , 2009 at 11:46 am

Saltiamo i preliminari: non tutto ruota attorno al web ma il web e’ centrale, uno dei pochi settori che tiene oggi e punto cardine di un nuovo modo di fruire di servizi, condividere notizie e conoscenza, contatti. Tutto.  Su questo c’e’ poco da discutere e non inizio nemmeno a farlo.

Il punto in questione e’ che tanti, troppi si rifiutano di capire, di accettare e la cosa e’ per loro un danno. Il fatto che sia un danno per qualcun altro potrebbe lasciarmi del tutto indifferente, capiamoci. Quale e’ quindi la questione?

La questione e’ che diventa un danno anche per me che vivo in Italia e, per lo meno adesso, ho intenzione di passarci ancora del tempo qui. E’ un danno perche’ mi rendo drammaticamente conto di quanti trentenni attorno a me siano gia’ terribilmente incapaci di stare al passo con i tempi, magari gli stessi che in prima fila accusavano la vecchiaia della generazione precedente.La cosa di riflesso finisce per arrivare pure addosso a me. Sinceramente, non mi va nemmeno un po’.

I nostri genitori non hanno mai avuto un computer a 20 anni e hanno, chi piu’ chi meno, imparato a usarlo. Qui tutti ne avevamo uno tra le mani e per tantissimi e’ successa una cosa: si e’ imparato a fare quelle quattro cose negli anni 90 e si continua a fare le stesse quattro cose ancora oggi  e, temo, cosi’ sara’ in futuro. Se siamo un paese in cui i tuoi venti anni sono ancora un’eta’ sbarazzina e giovane, non possiamo essere anche un paese dove a 31 sei gia’ incapace di innovare, o per lo meno seguire l’innovazione. Con che coraggio poi ci si sta a lamentare, al solito, di chi governa, di chi dirige?

La colpa dell’arretratezza e’ al primo posto nella testa di tutti quelli che hanno appeso le scarpe al chiodo a trent’anni. Non mi si venga a raccontare dello svantaggio, della crisi, del lavoro, bla bla bla. Stronzate. Io vedo con i miei occhio ogni giorno di piu’ quanto e’ frenata la testa, la fantasia, la voglia di nuovo di chi mi circonda salvo davvero poche eccezioni. Vedo, anzi, facilmente chi e’ contro o chi quasi e’ tronfio del proprio non capire un cazzo di quello che significa oggi il web e l’ecosistema economico e sociale che si plasma attorno al web.

Questo sfogo e’ un invito rivolto per lo meno ai miei amici, a chi conosco, a rimboccarsi le maniche e iniziare a guardare fuori, a non rifiutare le novita’, capirle, accettarle, interessarsi, ascoltare, leggere, parlare. Senza questa svolta non si va da nessuna parte se non al fallimento, in una delle sue diverse manifestazioni.

Io faro’ il mio, scrivero’ e daro’ indicazioni. Saro’ contento di aiutare, di informare, chiedete pure.

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Riorganizzato

Author: della on Friday, 2 of January , 2009 at 2:27 pm

Come sempre nelle vacanze di natale produco un sacco di cose e anche questa volta ho trovato anche il modo di aggiornare la buona vecchia presenza online, soprattutto dal punto di vista degli strumenti utilizzati.

Ho abbandonato la scrittura a luglio… un’estate intensa, un rientro difficile (anche perche’ non sono andato via) e un’apnea lavorativa senza precedenti (per il sottoscritto) hanno reso particolarmente complicati e veloci i mesi autunnali.

Eccoci qui, ho un sacco di cose di cui scrivere: una bella rubrica: Disambiguazione. Che parola orribile da leggere e da pronunciare. A ogni modo, ci sono alcuni termini o espressioni, modi di dire che sono spesso usati a sproposito perche’ o non si fa caso alla differenza o peggio e’ credenza comune che il significato vero sia uno errato! Accettero’ anche consigli su disambiguazioni da affrontare. Chiarezza.

Poi vorrei parlare di alcuni software e siti web belli da usare, soprattutto legati alla comunicazione e all’informazione personale. Altro?

Vediamo, ho iniziato a usare tumblr su cui raccogliere frammenti dal web e stumble upon per pezzi interi, continuo a usare sempre piu’ friendfeed, ogni tanto ho l’impulso di scrivere qualcosina anche su twitter e il 24 dicembre ho prenotato un volo per Tel Aviv.

Pronti, via.

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Devil’s Fire

Author: ildella on Sunday, 20 of July , 2008 at 11:40 pm


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Tour estivo

Author: ildella on Wednesday, 9 of July , 2008 at 5:46 pm

E’ almeno un mese che devo scrivere qualcosa sui miei artisti preferiti ma non no mail l’ispirazione adatta. Oggi dovrei bloggare su un miracolo, ma serve concentrazione e ispirazione. Spazio quindi alla mera logistica, in vista dell’evento principale del mese.

A Luglio suonano in italia i Firewater.

La macchina della Gestione e’ naturalmente gia’ in movimento. La situazione e’ la seguente: c’e’ un festival nella nota e rinomata San Piero in Bagno, la mia partecipazione e’ quantomeno obbligatoria. Il festival dura tre giorni, dal 24 al 26 e i Firewater suonano sabato 26. La spedizione potrebbe partire gia’ venerdi pomeriggio, anche se la strada per arrivarci sara’ probabilmente un po’ trafficata in quel periodo…

Nell’attesa, l’ultimo disco dei Firewater, a mio vedere gran bello, si puo’ sentire (da mesi) anche qui:





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Gadget di primavera

Author: ildella on Saturday, 7 of June , 2008 at 7:39 pm

Attacco e vado via. Arrivo e mi siedo, il tempo di aprire il portatile e mi mostra l’utility di collegamento, con pure gia’ la proposta di un aggiornamento del firmware. Faccio, scarica e installa, tutto.

Poi appare un menu di configurazione assolutamente semplice per chiunque sappia cosa e’ una network, la differenza tra rete ethernet e wireless e tra direct connection e bridge tramite un altro router, in ogni caso concetti spiegati chiaramente. Pochi istanti e lui riparte e poi io mi collego a lui.

E poi apro iTunes, e seleziono lui come ouput, e la musica parte. E la musica non sta li’ con me. E viene diffusa in soggiorno.

Cosi’ seduto sulla tazza mi trovavo, in uno di quei momenti di insulsa e totale soddisfazione, realizzazione di un sogno remoto, in cui non sai bene come sentirti ma hai un ghigno sul volto che sa di giusto.

Grazie mi avete indotto in tentazione e mi avete liberato dalla sbatta. Amen.

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Non potevano mettere un palo per quel cartello?

Author: ildella on Thursday, 29 of May , 2008 at 8:26 pm

Alla fine una cosa sola rimpiango e definitivamente invidio agli abitanti di Manhattan: quasi ogni genere di bene o servizio disponibile, a qualsiasi ora, volendo anche “delivered”.

Qui a Milano e’ intollerabile come sia complicatissimo procurarsi delle cose avendo una vita lavorativa anche standard. La realta’ e’ anzi che proprio per chi ha un orario di lavoro “classico”, 9-18, come la maggior parte dei comunisti di questo paese, e’ realmente un problema svolgere le faccende piu’ comuni. Fare la spesa, commisioni straordinarie, appuntamento  dal dentista e mille di piccole cose fondamentali della nostra vita se non del quotidiano, diventano uno sbattimento colossale.

Prima di andare a lavoro, anche a voler essere sgargianti e alzarsi presto, si puo’ fare poco. Una mattina sono arrivato un po’ prima delle nove, mi sono detto: “approfitto per fare la spesa al Conad qui davanti”. Chiuso. E ok che e’ un Conad del cazzo in viale Monza, ma per dio, non sarebbe stato diverso con molto altro. Quando esci alle 18 non hai certo voglia di fare “delle commissioni”. Vuoi prendere una birra o andare a casa ad ascoltare la musica. Al limite dopo una o due ore di relax, cui si somma il tempo di rientro a casa, vorrei uscire e fare qualche acquisto, che lo shampoo e’ finito e dannazione vorresti un po’ di frutta fresca per l’indomani. Semplicemente impossibile. A quel punto sono aperte solo sbronzerie e altri posti simili, poi ci si stupisce se la gente beve: non puoi fare un cazzo di altro la sera, fuori casa! Bere o mangiare. Si si’, cinema-concerti-spettacoli, ma non sono il quotidiano e poi sinceramente che palle, spesso.

Insomma, da quelle parti la’ negli US, si inventano un sacco di posti per mansioni senza senso: ho visto gente fare il muro, gente fare il cartello, quantitativi enormi di persone sicuramente sottopagate che svolgevano mansioni che qui non hanno proprio modo di esistere. Ma insomma, cosi’ si crea posti di lavoro, e l’euro si impenna. Gli italiani non vogliono certo lavorare fuori dalle loro sacre 8 ore quotidiane? Problema risolto dando da fare a qualche tonnellata di immigrati desiderosi di lavorare. A loro cazzo glie ne frega dell’orario standard, della domenica del signore e feste varie: nei momenti di difficolta’ vera, solo un indiano all’Isola puo’ salvarti la vita.

I mini market, santo dio, trovo allucinante che sia proprio la citta’ simbolo del (ROTFL) stato capitalista per definizione a doverci insegnare che i supermercati hanno strarotto il cazzo: solo minimarket, spesso 24/24, con un po’ di tutti i generi di prima necessita’. Questa e’ civilta’.

Andro’ fuori a farmi una birra va.

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Non sempre può essere una serata sì.

Author: ildella on Saturday, 26 of April , 2008 at 2:14 am

Una volta ero a San Cristobal, in Chiapas, sono andato a visitare un paesino lì vicino, di cui non ricordo il nome, famoso perchè c’è una chiesa il cui culto è l’unico esempio di religione mista maya e cristiana ed è quindi luogo di visita di un po’ tutti i turisti e viaggiatori che passano da quelle parti. Nel templio ci sono, oltre ai visitatori, un bel po’ di autoctoni che pregano. Nell’aria si sente costantemente un salmodiare, persone che recitano preghiere di un qualche genere, candele un po’ ovunque. Ci sono singoli ai piedi di un altare di un qualche santo, in ginocchio, e ci sono piccoli gruppi sulle panche al centro ma non c’è una cerimonia in corso. Tutti parlottano, si percepisce distintamente una intensa aura di concentrazione e devozione, fiducia riposta nel rito: chi è lì crede in quello che sta facendo. Il salmodiare mi infastidisce nel giro di pochi secondi, non resisto che un paio di minuti, avviso il mio compagno di viaggio che non posso resistere ed esco.

Qualche anno fa è morto un ragazzo, avrà avuto diciotto anni, lo conoscevo appena, era del “giro di Internet”, un po’ un outsider per me. Era in motorino, l’ha investito un camion. Siamo andati al funerale, in tanti di noi, una decina credo. C’era ovviamente tutto il paese, i momenti strazianti non sono mancati. Sono stato un po’ in chiesa, poi il prete ha iniziato a parlare, ha fatto il discorso, ricordava il giovane scomparso. A quel punto sono uscito, non ho retto. Un’ora di cerimonia, parole da copione del prete che quel ragazzo non l’aveva probabilmente mai visto, canti da chiesa, rituali da messa da funerale, un sacco di questa roba per arrivare all’unico momento significativo, quando, probabilmente su richiesta degli amici, il coro della chiesa ha intonato una ballata rock recente, sicuramente significativa per il ragazzo. Toccante, vero, nonostante il contesto.

Stasera sono andato nel posto dove c’era la “serata” del 25 aprile, qui a Milano. Palco di fronte al Cimitero Maggiore e festa in Torchiera. Arrivo da solo, sul tardi. La prima cosa che sento è qualcuno che dal palco dove suonavano prende per il culo Calderoli. Mi aggiro per qualche minuto in mezzo a un mare di gente, dopo poco a conclusione del concerto dal palco parte il gran finale: suonano Bella Ciao. La marea balla felice, canta, è coinvolta. E’ lo sfogo finale della giornata. La mia serata era stata piacevole, rilassante: iniziata presto al parco, proseguita a cena con amici. Nonostante ciò, In un attimo il mio umore crolla, mi allontano. Non riesco però a evitare di entrare in Torchiera, prima, nè riesco a contenere i pensieri e dalle parole non dette di alcuni cui faccio questo discorso, l’idea che io stia venendo silenziosamente accusato di filo fascismo, superficialità e ignoranza si crea decisa.

Una volta, avrò avuto al massimo diciotto anni, ho visto mio nonno piangere. Che mi ricordi, è stata l’unica volta. Non piangeva un po’, piangeva tanto, singhiozzava. Lui aveva già passato i settanta da un pezzo, di testa un po’ era già andato ma sostanzialmente ci stava ancora. Eravamo a tavola a pranzo con tutta la famiglia e non so perchè aveva estratto un vecchio libro che parlava della Russia, della campagna in Russia. Stava leggendo un passaggio, ci teneva a leggercelo, non ricordo di cosa parlasse ma a un tratto partiva una poesia di pochi versi. Era una poesia russa e la leggeva, non sapeva il russo ma sapeva leggerla. Era una canzone anzi, la canticchiava e subito quando ha iniziato, il pianto. Non poteva contenerlo nè certamente ci ha provato, era così e basta, e andava avanti a leggere, e piangeva, e cantava la canzone russa e probabilmente non conosceva nemmeno il significato delle parole, nè il senso generale. La aveva sentità là credo, se la ricordava, tutto riemergeva.

Ora sono a casa. Credo di essere stato un po’ scortese con qualcuno. A fine serata un paio di gruppi di persone parlavano di destra, di sinistra. Di niente.

Che discorso snob, eh?

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Aiò

Author: ildella on Friday, 18 of April , 2008 at 10:30 am

 ”Nessuna particolare ragione deve essere attribuita alla scelta di quel particolare testo in  quel determinato periodo storico.” - cit.

“Dal Viminale arriva a tutte le questure l’ordine di attuare immediatamente il “piano Zeta”. La disposizione precipita le forze dell’ordine nel panico. Di quel “piano” nessuno sa nulla.
Si perdono così minuti preziosissimi. Un piano Zeta in realtà esiste e riguarda effettivamente i sequestri di persona, ma per la sola Sardegna, più esattamente per la sola provincia di Sassari. Antonio Fariello, l’attuale capo dell’Ucigos, servizio segreto approntato dal ministro Cossiga per supplire alle carenze dell’intelligence, aveva prestato servizio fino a poco tempo prima come questore nella città sarda e pensava che il piano antisequestri avesse carattere nazionale. Questo spiega il devastante equicovo.”

da Un Affare di Stato: Il delitto Moro e la fine della Prima Repubblica, di Colombo Andrea

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Lavorare. Seriamente.

Author: ildella on Wednesday, 9 of April , 2008 at 7:33 pm

Alla fine quindi mi toccherà. Ce la siamo cercata. Bicicletta, pedalare e tutto il resto.

Il fatto è che, comunque vada, oggi ho vinto le elezioni.

emblema

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The Sign

Author: ildella on Tuesday, 29 of January , 2008 at 5:15 pm

Er panza ha sfornato un nuovo singolo, l’album è atteso per marzo e il 2008 è quindi tutto in discesa.

Morning after Midnight si può ascoltare su myspace, comprare da iTunes US (se si possiede una carta US) o cercare su google per scaricarlo in attesa dell’uscita europea dell’album. Questa è onestà.

Quello che non è onesto è che lo schifoso bipede di Central Park South ha messo insieme altri 131 secondi di suoni  ad alto tasso di assuefazione e dipendenza, permettendosi livelli di sfacciataggine sino a ora sconosciuti persino alla sua sgradevole persona. Non riesco a ribellarmi all’istinto omicida nei suoi confronti che mi sale dal profondo ogni volta che attacca l’interludio centrale del brano. Vogliamo parlare della quantità di schiaffi che gli tirerei ogni volta che sento “cha cha cha”? Ridendo di gusto, ritmicamente? Lasciamo stare.

Morning after midnight è il segno che serviva per superare l’inverno,  un pezzo che il nostro cercava di creare da almeno 3 anni e finalmente gli è riuscito. Il detestabile ha riempito con il sax che già avevamo avuto il piacere di ascoltare durante l’ultimo tour con band al seguito, ha osato nella ripetitività e brevità oltre il consentito e ha ancora una volta preso per il culo tutti e cha cha cha. Ogni volta che sento quel “eeeeeeeeehhhhhhyyyyyyyyyyyy” in cui sia la E che la I sono incredibilmente e intollerabilmente tirate lunghe, contemporaneamente… ogni volta lo abbraccerei piangendo chiedendogli come fa, poi lo strangolerei.

Quello che è certo è che ora so cosa fare: devo scrivere un testo dal titolo: “tre motivi per cui Adam Green è un bastardo”. So come farlo, adesso.

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Uso e infesto anche questi: