Author: della on Saturday, 3 of January , 2009 at 11:46 am
Saltiamo i preliminari: non tutto ruota attorno al web ma il web e’ centrale, uno dei pochi settori che tiene oggi e punto cardine di un nuovo modo di fruire di servizi, condividere notizie e conoscenza, contatti. Tutto. Su questo c’e’ poco da discutere e non inizio nemmeno a farlo.
Il punto in questione e’ che tanti, troppi si rifiutano di capire, di accettare e la cosa e’ per loro un danno. Il fatto che sia un danno per qualcun altro potrebbe lasciarmi del tutto indifferente, capiamoci. Quale e’ quindi la questione?
La questione e’ che diventa un danno anche per me che vivo in Italia e, per lo meno adesso, ho intenzione di passarci ancora del tempo qui. E’ un danno perche’ mi rendo drammaticamente conto di quanti trentenni attorno a me siano gia’ terribilmente incapaci di stare al passo con i tempi, magari gli stessi che in prima fila accusavano la vecchiaia della generazione precedente.La cosa di riflesso finisce per arrivare pure addosso a me. Sinceramente, non mi va nemmeno un po’.
I nostri genitori non hanno mai avuto un computer a 20 anni e hanno, chi piu’ chi meno, imparato a usarlo. Qui tutti ne avevamo uno tra le mani e per tantissimi e’ successa una cosa: si e’ imparato a fare quelle quattro cose negli anni 90 e si continua a fare le stesse quattro cose ancora oggi e, temo, cosi’ sara’ in futuro. Se siamo un paese in cui i tuoi venti anni sono ancora un’eta’ sbarazzina e giovane, non possiamo essere anche un paese dove a 31 sei gia’ incapace di innovare, o per lo meno seguire l’innovazione. Con che coraggio poi ci si sta a lamentare, al solito, di chi governa, di chi dirige?
La colpa dell’arretratezza e’ al primo posto nella testa di tutti quelli che hanno appeso le scarpe al chiodo a trent’anni. Non mi si venga a raccontare dello svantaggio, della crisi, del lavoro, bla bla bla. Stronzate. Io vedo con i miei occhio ogni giorno di piu’ quanto e’ frenata la testa, la fantasia, la voglia di nuovo di chi mi circonda salvo davvero poche eccezioni. Vedo, anzi, facilmente chi e’ contro o chi quasi e’ tronfio del proprio non capire un cazzo di quello che significa oggi il web e l’ecosistema economico e sociale che si plasma attorno al web.
Questo sfogo e’ un invito rivolto per lo meno ai miei amici, a chi conosco, a rimboccarsi le maniche e iniziare a guardare fuori, a non rifiutare le novita’, capirle, accettarle, interessarsi, ascoltare, leggere, parlare. Senza questa svolta non si va da nessuna parte se non al fallimento, in una delle sue diverse manifestazioni.
Io faro’ il mio, scrivero’ e daro’ indicazioni. Saro’ contento di aiutare, di informare, chiedete pure.
Author: ildella on Sunday, 29 of June , 2008 at 11:30 pm
Dopo aver dormito quattro ore oggi pomeriggio, sono uscito per andare dai miei ad aiutare mio padre nel trasferire cose dal pc al mac e a vedere la partita. Sono uscito quando e’ iniziato il temporale. Un temporale di proporzioni direi importanti. Naturalmente ero in auto nel mezzo di una bufera di rara intensita’ qui da noi. Poche macchine giravano, alcuni hanno mollato l’auto al bordo strada. La cosa interessante era vedere come ogni tanto anche quelli che andavano avevano il momento di panico, e rallentavano, si fermavano quasi. La loro perdita di sicurezza, improvvisa a volte, era la cosa piu’ rischiosa di tutte.
La situazione era effettivamente molto al limite, visibilita’ inesistente, era quindi comprensibile la paura di chi si fermava. Ora, al di la’ del fatto che la loro insicurezza aumentava la mia sicurezza, faccenda curiosa che approfondiro’, mi sono trovato a pensare che probabilmente non era solo la situazione effettivamente pericolosa a farli fermare, quanto piu’ che altro un pensiero del tipo: e’ proprio in queste situazioni che ci sono gli incidenti.
La cosa forse e’ vera ma, appunto, forse. Io non lo so se e’ piu’ probabile fare un incidente, girando per la citta’, durante un nubifragio o durante la normale circolazione serale. Non lo so e quindi non mi ponevo il problema, stavo concentrato sulla guida con ovviamente un livello di attenzione e prudenza superiore alla media.
Probabilmente l’aneddoto non e’ dei piu’ adatti per introdurre il discorso, a ogni modo mi si e’ chiarito ancora di piu’ quanto la mancanza di conoscenza dia origine a deduzioni fallaci e che l’eccesso di informazione causi spesso una gigantesca mancanza di conoscenza.
E’ qualche anno che ho smesso del tutto di leggere giornali e compagnia. Non e’ solo perche’ considero infimo il livello del “giornalismo” italiano. E’ anche per questo motivo: sapere le cose a meta’ e’ peggio di non saperle affatto.
L’informazione e’ spesso spiccia, per sua stessa natura: serve molto sforzo per trasformarla in conoscenza. Serve avere molta informazione, correlata, serve avere la competenza necessaria e la voglia per trasformarla in qualcosa che si puo’ usare per prendere decisioni. Per trasformarla in conoscenza appunto.
La semplice informazione che tutti riceviamo ogni giorno e’ parziale e non avendo motivazioni o tempo per approfondire, ci rende in realta’ meno capaci di capire quello che ci circonda e di comportarci di conseguenza. Ci rende, anzi, piu’ simili a dei superstiziosi. Sentiamo qualche notizia e su quella semplice e singola combinazione di causa effetto basiamo la nostra conoscenza, prendiamo delle decisioni, piccole o grandi che siano.
E’ faticoso essere informati nel senso positivo del termine, serve avere un panorama completo e questo richiede molta fatica. In maniera in parte istintiva e in parte ragionata, per proteggermi dall’effetto superstizione ho chiuso i canali di ingresso nei confronti di tutto quelle fonti di notizie che so benissimo non approfondiro’. A volte si ha sufficiente maestria da saper legare assieme piccoli elementi di informazione e poterne ricavare conoscenza vera. Ma quanti sono i campi in cui si puo’ dire di avere tale maestria? Quante sono le persone che possono davvero fare questo?
Se non si e’ in quelle condizioni, forse meglio evitare del tutto di ricevere input che istintivamente si trasformano in una credenza, una superstizione. Si forma nella nostra testa un’idea sbagliata e su quella poi ci si basa e difficilmente trarremo comportamenti utili partendo da simili condizioni.
Author: ildella on Monday, 26 of May , 2008 at 9:12 pm
O guarda cosa fanno, cosa leggono, cosa fotografano…
Ma non alla Facebook o alla MySpace, non e’ una roba per teenager americani o web-esibizionisti. Con tutto che lo uso Facebook eh…(no, myspace no, cosi’ in basso non mi spingo).
Insomma uso FriendFeed da mesi oramai, era autunno mi pare e FriendFeed era ancora in beta privata. Funziona cosi’: solita registrazione poi gli dici a quali servizi web sei iscritto tipo last.fm, facebook, amazon, flickr, il tuo blog, linkedin… ci sono tutti. Lui raccoglie i movimenti su quei servizi e li pubblica tutti su una comoda pagina facile da seguire per chiunque sia interessato. Ad esempio il mio e’all’indirizzo http://friendfeed.com/ildella
Oltre a raccogliere movimenti da servizi esterni, FriendFeed da un po’ permette di condividere un link direttamente sul suo canale, cosa per cui diventa utile il suo bookmarklet per firefox, il cui funzionamento e’ spiegato anche con un video tutorial.
Ecco che ci si puo’ iscrivere al canale delle persone che riteniamo facciano segnalazioni interessanti e le potremo seguire direttamente sul sito friendfeed o sul nostro lettore di feed preferito… anche se il mio ancora non esiste purtroppo
Author: ildella on Thursday, 17 of January , 2008 at 9:41 pm
La più gustosa recente novità dal mondo Mozilla è un software sperimentale che esce dai Mozilla Labs e si chiama Weave. Mozilla Weave si propone come la soluzione “ufficiale” alla questione “non perdere i dati del proprio profilo utente e non fare fatica a recuperarli dopo un qualche casino sulla macchina”. Ebbene sì, Weave permette di sincronizzare i propri dati su un server remoto, proprio come faceva per Firefox 2 Google Browser Sync. Attualmente in sviluppo e disponibile solo per Firefox 3, non permette ancora di sincronizzare tutto, si limita alla History e ai Bookmark ma il resto arriverà.
E’ un po’ che non parlo più di Firefox e del suo cammino, nonostante sia stato uno dei parti che più da vicino ho seguito, a partire da Mozilla 1.0 nel giugno 2002 fino al rilascio di Firefox 1.0 nel novembre 2004. Il fatto è che oramai è dato per assodato che si usa Firefox, tutti i miei amici usano Firefox e ho fatto il mio lavoro di pusher a sufficienza. Attualmente la nuova versione di Firefox è in beta, si può provare e al solito presenta qualche novità combinata a un consolidamento e affinamento di quanto esiste.
Tornando a Weave, mi interessa affrontare l’argomento riguardante la sicurezza dei dati, la privacy e discorsi simili. Molti di fronte a possibilità come quella offerta da questo nuovo add on per Firefox storcono il naso, non fidandosi di mandare in giro per la rete i prorpi dati, le password di accesso ai servizi e quant’altro. Al contrario io sono più che favorevole a sistemi tipo Weave anzi, non vedo l’ora che la maggior parte di quel genere di dati possa stare su un server remoto, anche quelli del mio profilo del sistema operativo, ad esempio. Evito anche io di mettere alcuni dati molto sensibili, come password del conto corrente nè magari quella di un altro paio di servizi in cui si muove denaro ma per il resto non mi faccio troppi problemi.
Al di là appunto di pochissimi come quelli citati, il resto delle informationi sono a disposizione di chiunque sempre, inutile farsi troppi problemi riguardo alla privacy. Abbiamo una carta di identità, lasciamo segni del nostro passaggio ovunque, paghiamo con la carta di credito e il bancomat ogni giorno. Dovrei preoccuparmi del fatto che Mozilla tenga la mia password di Flickr? In che modo poi sarebbe più sicura sul mio computer piuttosto che sul server Mozilla? Episodi spiacevoli possono capitare comunque, a prescindere dalla “sicurezza” che i sistemi ci garantiscono. Nel momento in cui si accetta questo rischio, credo che avere le password solo in locale o anche su qualche servizio remoto non presenti differenze da questo punto di vista.
Al contrario, offre molti vantaggi in termini di comodità. Ringrazio quindi personalmente Mozilla e chi si prodiga a offrirmi questo servizio.
A parte questo però non è che nemmeno al MacWorld si siano visti grandi annunci. Forse la cosa che fa più notizia in queste ore è proprio la mancanza di carne al fuoco di un certo spessore. A parte naturalmente il MacBook Air che suscita scalpore, emozione, ammirazione o disprezzo a seconda di come viene visto.
La mia opinione è che va valutato in termini di “sto creando una tendenza, sto segnando una strada” cosa che nessuno meglio di Apple, in questo campo, può permettersi (e riuscire) di fare oggi.
Parliamoci chiaro: 3000 dollari per una macchina che non può essere usata realmente per lavoro, che è così più avanti del mondo reale senza la presa ethernet e senza il lettore ottico… sono tantissimi. A molti certamente questo genere di limitazione non può andare giù. Già ma il punto è che non è i “molti” cui si rivolge Air oggi, gennaio 2008, bensì pochi. Pochissimi privati che possono spendere in leggerezza quei soldi (che si disinteressano totalmente della reale utilità dell’oggetto.
Soprattutto però l’oggetto si rivolge al mercato in generale e a quei pochi che sanno interpretare i trend. Il MacBook Air è lì per dire: “ok, è il 2008, vediamo di capire che dobbiamo smetterla con i lettori ottici, sono una tecnologia superata e insopportabile, BASTA! Basta con i dischi magnetici, vogliamo i dischi a stato solido e chi se ne frega se 64 mega sono pochi tanto chi ancora tiene i propri dati pesanti sul portatile? Disco esterno, storage in rete, avanti siamo realistici e poi BASTA FILI, non ne vogliamo più sapere”.
Questo è quello che il mercato o meglio quella fetta di utenti sempre desiderosi di avere gadget e strumenti più all’avanguatrdia stanno chiedendo a gran voce. Per fortuna Apple segna la strada, tira una riga con il passato e fa sì che tutti gli altri debbano per forza di cose stare al passo.
Probabilmente nei prossimi mesi vedremo uscire delle versioni meno estreme e più adatte alla realtà del 2008 ma indubbiamente questo darà uno scossone facendo capire agli altri quanto sono “indietro”. Almeno io lo spero, è così desolante guardare quanto sono orribili e vecchi i portatili che si trovano in giro…
Per il resto, calma piatta. Nessuna novità sui MacBook Pro e pazienza. Qualcosina sul versante iPhone e iTouch ma in quel settore le novità più interessanti vengono dai software sviluppati dalle famose “terze parti” o da componenti aggiuntivi (microfono e GPS) sempre sviluppate da azienda. Parlerò di questo nei prossimi giorni quando avrò la possibilità di colladare di persona qualche applicazione.
Insomma, poco di nuovo, considerato poi che nè la Apple TV nè tantomeno l’ennesimo super proprietario sistema di distribuzione contenuti cinematografici può nemmeno lontanamente incuriosirmi, ecco che la cosa più bella trovata in giro diventa la riduzione a 60 secondi dello speech di 90 minuti di Steve Jobs.
Author: ildella on Tuesday, 15 of January , 2008 at 2:06 pm
Bene, studiamo in diretta un caso reale di Assistenza Clienti in atto dove il cliente è uno qualsiasi con la sola differenza di essere intestatario di Partita IVA.
Il nostro acquista un monitor BenQ G2400WA presso Pixmania Pro. Lo fa dopo aver verificato vari aspetti, anche e soprattutto sul sito ufficiale del produttore, in cui viene riportato che il monitor ha tre ingressi video: D-Sub / DVI-D / HDMI.
Il monitor arriva nei tempi previsti ma ecco che ci accorgiamo che ha solamente un ingresso, D-Sub. Qualcosa non torna. Rapidamente noto sul sito di Pixmania che la cosa è corretta: il GW2400WA ha solo un ingresso mentre è il GW2400W ad averne tre. Il monitor riporta sul retro, correttamente GW2400WA.
Per farla breve: pixmania non ha colpe, le informazioni riportate sono corrette. Ad essere errate sono quelle sul sito BenQ. Il nostro ha sbagliato, non verificando sull sito del venditore le informazioni riportate dal produttore. Una leggerezza ma ci sentiamo di dire tollerabile visto che non l’informazione non era stata presa su un qualche forum a caso.
Vedremo ora come Venditore e Produttore si comporteranno con Cliente. Aggiornamenti costanti su Customer Care Live!
Author: ildella on Thursday, 10 of January , 2008 at 3:48 pm
Il CES di Las Vegas esiste da “sempre”, probabilmente l’evento legato all’elettronica di consumo (gesù che espressione…) più importante anche se sono quasi pronto a scommettere che il MacWorld di settimana prossima, a San Francisco, da solo farà almeno altrettanto rumore.
In attesa dei nuovi MacBook e di qualche novità in campo iPod e compagnia, mi sono goduto (via web) quello che ha presentato il CES molto distrattamente. Devo dire che è davvero quello che ha attirato la mia attenzione.
La cosa più bella che ho visto sono indubbiamente i gli schermi. Un meraviglioso monitor curvo della Nec e soprattutto gli schermi OLED. Lasciamo stare cosa siano e perchè, la sostanza è che sono più piatti dei monitor LCD attuali (cioè degli schermi piatti), oltre che sicuramente con definizioni e contrasti superiori e bla bla bla. Basterà questa foto di un TV sony per dare un’idea. Entreranno in commercio quest’anno ma a prezzi proibitivi, quindi in realtà non è che interessino davvero tanto.
Oltre a questo davvero poco o niente… Se a tenere banco sono cose come il telecomando per il vero uomo e un sacco di interviste a Bill Gates che tiene la sua ultima conferenza in cui parla “onestamente” di Windows e confronta Microsoft con Apple, (yaaawwnnn), insomma, non è che si possa proprio parlare di “fiera interessante”.
Per chiudere cito un paio di cose che hanno colpito la mia attenzione senza però destare poi un grande interesse: i nuovi ed esteticamente piacevoli router di Linksys, e la sconcertante presentazione della tastiera con il layout modificabile: a parte che costa 1500 dollari (millecinquecento), oltre tutto a vederla in foto fa pure esteticamente ribrezzo.
Author: ildella on Friday, 21 of December , 2007 at 1:58 pm
Un paio di giorni fa un amico mi ha segnalato un articolo su repubblica online (dio ci salvi) in cui un appassionato Ernesto Assante chiedeva alle case discografiche di riproporre il vinile come gesto simbolico per restituire dignità alla musica, agli artisti e all’industria tutta, oramai orientata verso masse di ascoltatori di iPod senza dio e artisti-gadget, controllata da discografici senza anima votati solo al profitto.
Che dire… La mia prima reazione dopo averlo letto è stata: “Buongiorno!”. Ernesto dipinge qui uno scenario che un appassionato di musica aggiornato e vigile avrebbe potuto delineare almeno cinque anni fa. A onore del vero, lo scenario viene così dipinto ciclicamente da ogni non più troppo giovane ma non ancora troppo vecchio appassionato di qualsiasi cosa , perchè “ah, i bei vecchi tempi” è un genere di stronzata che va sempre di moda.
“Da quando la musica è diventata digitale non siete più voi gli unici a poter fabbricare dischi. Con i nostri computer e i masterizzatori siamo in grado di copiare la musica su cd fatti in casa”
Osservazione corretta, peccato che non siamo all’inizio del decennio bensì decisamente verso la fine. Questa cosa è assodata e data per scontata ed è uno dei motivi per cui non è più tollerabile la situazione simile e non staròa ripeterei motivi che vanno al di là della semplice possibilità di riprodurre la copia. Oggi oltre tutto siamo ben oltre: possiamo scoprire nuovi autori con una semplicità sconosciuta a chiunque anche solo 5 anni fa. Possiamo fare molti dei lavori dei “discografici”.
Tutto sommato il grido di sofferenza rispetto alla situazione si può anche condividere, molto meno l’impostazione dell’articolo. Fino all’ultimo paragrafo sembra di leggere lo sfogo di qualcuno rimasto ancorato agli anni 90 e il punto del problema pare essere la vittoria della musica digitale, rappresentata qui dal malefido iPod. Non dimentichiamoci il passato, la cosa è già successa un sacco di volte, dai 78 ai 33 alle musicassette, cd, formati compressi di vario genere. E’ un mondo che va così, pare. La situazione che descrivi in cui diversi supporti sono adatti a diversi generi di persone… è la realtà attuale, sta già succedendo, non c’è alcun bisogno di chiederlo!
“Certo, magari guadagnerete meno, magari i clamorosi fatturati che l’industria discografica ha fatto da quando è arrivato il compact disc non li vedrete più, ma di sicuro non perderete l’anima e il lavoro. Il lavoro lo state già perdendo, l’anima la state per perdere, trasformandovi in venditori di magliette, poster, gadget, venditori di diritti televisivi e radiofonici, produttori di concerti e di dvd, di certo non più ‘discografici’”
Ecco che poi alla fine compare questo passaggio, in cui si sfiora appena il nocciolo, si da una nuova apertura all’articolo per poi ricadere ancora una volta nel problema del supporto, della sua dignità legata alla completezza dell’opera e quant’altro. Non che non sia d’accordo anzi, condivido appieno. E’ che mi sembra proprio un futile argomento a confronto, un piccolo sassolino nel fiume quando quanto è sfiorato in quel passaggio è il problema reale.
Non è che non sono più “discografici” perchè non fanno più il vinile! Quella parola ha perso il suo significato originari, dimentichiamocela. Mi rendo conto che quella di Ernesto è solo una proposta, un tentativo piccolo per ridare un senso alla baracca ma il problema è troppo più grande di così e non sarà *mai* un’iniziativa che parte dall’alto a cambiare le cose. I Radiohead, credo te ne sarai accorto, hanno già fatto una cosa simile: disco da scaricare e versione cd in un box super deluxe. Ok, non c’è il vinile, ma il concetto è il medesimo.
La mia convinzione è che se si vuole pensare di di far cambiare la situazione ci si deve appellare agli autori. Loro, per primi, possono muovere le cose. I giovani, guidati da qualche già affermato a segnare la strada. Sta già succedendo, in parte. Aiutiamo quel movimento, non pensiamo che non sia fattibile. Ignoriamo le morenti case discografiche.
Se quell’articolo avesse avuto un’impostazione diversa lo avrei apprezzato e invece non riesci ad andare oltre al problema a vedere, o a dire, quello che sta realmente dietro. Il risultato è un articolo buono solo per chi quel giorno era abbastana malinconico da dire “sì, hai ragione, quando c’era il vinile eravamo tutti più buoni e andava tutto meglio”.
E poi Babbo Natale portava LP dei Led Zeppelin a tutti e Britney Spears non esisteva.
Author: ildella on Tuesday, 18 of December , 2007 at 6:44 pm
Il 2007 è stato l’anno del Social Networking [inizio retorico e senza significato]. Questo naturalmente per la maggior parte della gente, [procedo tirandomela facendo però finta di mostrare tolleranza per i non-geek] quella che non vive di pane e pc, [espressione da rivista videogiochi nel 1995] in quanto i germi dell’attuale epidemia di socialità sul web [risata a denti stretti di chi la sa lunga] si sono iniziati a vedere quando un paio di anni fa si iniziava a parlare di tagging, folksonomy [termine sconosciuto con link interno per mostrare che già ne sapevo un sacco tempo fa] e appunto social networking.
Tutto ciò che le persone conoscono in realtà, almeno nell’Italia che conosco io, sono MySpace [conato di vomito del pubblico] e Facebook [Italia 1!!!].
Ok, ho in cantiere un paio di articoli più interessanti. In uno vorrei consolidare l’uso di un termine nuovo in relazione a una determinata categoria di persone. Poi è un mese almeno che voglio scrivere di Facebook, ancora un po’ che aspetto passerà di moda e tutti saranno arrivati prima di me.
Quindi per cosa scrivo a fare oggi? Ho passato la giornata a gestire il ritiro, trasporto e montaggio del mio letto, quindi non ho lavorato affatto e mi sono limitato a leggere i giornali. Al di là delle novità tecniche di cui non frega a nessuno,ho trovato due servizi che magari a una o due persone farà piacere conoscere.
Il primo si chiama Speedtrap ed è un sito in cui gli utenti segnano sulle mappe di Google Maps i punti in cui ci sono telecamere o altre trappole piazzate per fregare proteggere i cittadini.
Il secondo è un ennesimo social network web 2.0 user generated content rating system friend service. Sui film. Ok, c’è flixster che nessuno sapeva cosa fosse prima che facessero l’applicazione Facebook, che in una scala da uno a 10 valuterei 5–. Questo Filmcrave sostanzialmente farà la solita roba, speriamo in una maniera miglilore. No, non l’ho nemmeno provato, ma chi ha voglia? E’ tra i tre finalisti di una categoria degli award 2007 su Mashable, tanto male non sarà. Tanto Filmcrave non ha l’applicazione Facebook, quindi anche se ci andassi ci sarei io solo, senza amici. Che poi di fatto diciamocelo: Flixster lo uso solo per segnarmi i film che voglio vedere…
Insomma, due siti sostanzialmente inutili ma mi sentivo un po’ così, avevo voglia di riempire uno spazio vuoto in questo anonimo martedi 18 dicembre, quando gli omicidi folli in Italia sono finiti con il giorno dell’Immacolata e resta solo qualche meningite a seminare panico in attesa della Pausa dal Male pronta per la settimana di Natale.
Se proprio non sapete che fare da qui all’ora dell’aperitivo, riporterò la conversazione più interessante della giornata avvenuto tra me e Lorenzo (che mi ha aiutato con il letto, grazie!). Riguardava l’ultimo film di Rodriguez, Planet Terror, che abbiamo entrambi visto da relativamente poco. Ne parlavamo a pranzo e ci ricordavamo una marea di dettagli. Intendiamoci, per apprezzare un film del genere devi essere solleticato nell’intimo dal tipo di umorismo che Rodriguez e il suo compare Quentin mettono nei film. Io sono uno di quelli, dopo tutto non è colpa mia se avevo diciassette anni quando è uscito Pulp Fiction. Bè in questi film ti ricordi un sacco di cose! Se esci dopo aver visto un colossal qualsiasi, tipo un film di spionaggio o un thriller tipo Bourne qualchecosa o The Departed o che ne so, sei confuso dalla trama esci che non hai capito nulla o se hai capito ti ricordi poco, al limite i dettagli dell’intreccio in maniera confusa e poco altro. Stessa cosa in un film anche bello tipo The Prestige per dire, anche se già lì ci sono un po’ di dettagli belli che rimangono davvero.
Quando esci dopo aver visto un film di questi qua invece ti ricordi moltissimo, un sacco di dettagli dei più assurdi, tipo gli animali che aveva il bambinello nella gabbia quando scappa di casa con la mamma, o le chicche tipo gli storici attori che compaiono in tutti i loro film. Poi ti trovi a ragionare su dettagli interessanti tipo: “ma da quanto tempo si erano lasciati loro due? Lei aveva ancora su il suo giubbotto?!?” e cose simili.
Su una cosa non eravamo d’accordo: per me il bambino è stato reso insopportabile apposta e la scena degli animaletti assumeva un senso in quest’ottica e nessun’altra: bimbo insopportabile si spara in faccia come un idiota, pubblico felice. Così si fa.