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web, ipocrisia e musica

Mozilla Weave: il proprio profilo sempre online

Author: ildella on Thursday, 17 of January , 2008 at 9:41 pm

La più gustosa recente novità dal mondo Mozilla è un software sperimentale che esce dai Mozilla Labs e si chiama Weave. Mozilla Weave si propone come la soluzione “ufficiale” alla questione “non perdere i dati del proprio profilo utente e non fare fatica a recuperarli dopo un qualche casino sulla macchina”. Ebbene sì, Weave permette di sincronizzare i propri dati su un server remoto, proprio come faceva per Firefox 2 Google Browser Sync. Attualmente in sviluppo e disponibile solo per Firefox 3, non permette ancora di sincronizzare tutto, si limita alla History e ai Bookmark ma il resto arriverà.

E’ un po’ che non parlo più di Firefox e del suo cammino, nonostante sia stato uno dei parti che più da vicino ho seguito, a partire da Mozilla 1.0 nel giugno 2002 fino al rilascio di Firefox 1.0 nel novembre 2004. Il fatto è che oramai è dato per assodato che si usa Firefox, tutti i miei amici usano Firefox e ho fatto il mio lavoro di pusher a sufficienza. Attualmente la nuova versione di Firefox è in beta, si può provare e al solito presenta qualche novità combinata a un consolidamento e affinamento di quanto esiste.

Tornando a Weave, mi interessa affrontare l’argomento riguardante la sicurezza dei dati, la privacy e discorsi simili. Molti di fronte a possibilità come quella offerta da questo nuovo add on per Firefox  storcono il naso, non fidandosi di mandare in giro per la rete i prorpi dati, le password di accesso ai servizi e quant’altro. Al contrario io sono più che favorevole a sistemi tipo Weave anzi, non vedo l’ora che la maggior parte di quel genere di dati possa stare su un server remoto, anche quelli del mio profilo del sistema operativo, ad esempio. Evito anche io di mettere alcuni dati molto sensibili, come password del conto corrente nè magari quella di un altro paio di servizi in cui si muove denaro ma per il resto non mi faccio troppi problemi.

Al di là appunto di pochissimi come quelli citati, il resto delle informationi sono a disposizione di chiunque sempre, inutile farsi troppi problemi riguardo alla privacy. Abbiamo una carta di identità, lasciamo segni del nostro passaggio ovunque, paghiamo con la carta di credito e il bancomat ogni giorno. Dovrei preoccuparmi del fatto che Mozilla tenga la mia password di Flickr? In che modo poi sarebbe più sicura sul mio computer piuttosto che sul server Mozilla? Episodi spiacevoli possono capitare comunque, a prescindere dalla “sicurezza” che i sistemi ci garantiscono. Nel momento in cui si accetta questo rischio, credo che avere le password solo in locale o anche su qualche servizio remoto non presenti differenze da questo punto di vista.

Al contrario, offre molti vantaggi in termini di comodità. Ringrazio quindi personalmente Mozilla e chi si prodiga a offrirmi questo servizio.

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MacWorld 2008: sfila il MacBook Air. Intorno, il nulla.

Author: ildella on Wednesday, 16 of January , 2008 at 4:43 pm

Il CES è stata un po’ una delusione ed ero convinto anche che da solo il MacWorld avrebbe fatto molto più rumore. Questo è stato vero in un certo senso, durante lo Speech di Steve Jobs è persino venuto giù Twitter.

A parte questo però non è che nemmeno al MacWorld si siano visti grandi annunci. Forse la cosa che fa più notizia in queste ore è proprio la mancanza di carne al fuoco di un certo spessore.  A parte naturalmente il MacBook Air che suscita scalpore, emozione, ammirazione o disprezzo a seconda di come viene visto.

La mia opinione è che va valutato in termini di “sto creando una tendenza, sto segnando una strada” cosa che nessuno meglio di Apple, in questo campo, può permettersi (e riuscire) di fare oggi.

Parliamoci chiaro: 3000 dollari per una macchina che non può essere usata realmente per lavoro, che è così più avanti del mondo reale senza la presa ethernet e senza il lettore ottico… sono tantissimi.  A molti certamente questo genere di limitazione non può andare giù. Già ma il punto è che non è i “molti” cui si rivolge Air oggi, gennaio 2008, bensì pochi. Pochissimi privati che possono spendere in leggerezza quei soldi (che si disinteressano totalmente della reale utilità dell’oggetto.

Soprattutto però l’oggetto si rivolge al mercato in generale e a quei pochi che sanno interpretare i trend. Il MacBook Air è lì per dire: “ok, è il 2008, vediamo di capire che dobbiamo smetterla con i lettori ottici, sono una tecnologia superata e insopportabile, BASTA! Basta con i dischi magnetici, vogliamo i dischi a stato solido e chi se ne frega se 64 mega sono pochi tanto chi ancora tiene i propri dati pesanti sul portatile? Disco esterno, storage in rete, avanti siamo realistici e poi BASTA FILI, non ne vogliamo più sapere”.

Questo è quello che il mercato o meglio quella fetta di utenti sempre desiderosi di avere gadget e strumenti più all’avanguatrdia stanno chiedendo a gran voce. Per fortuna Apple segna la strada, tira una riga con il passato e fa sì che tutti gli altri debbano per forza di cose stare al passo.

Probabilmente nei prossimi mesi vedremo uscire delle versioni meno estreme e più adatte alla realtà del 2008 ma indubbiamente questo darà uno scossone facendo capire agli altri quanto sono “indietro”. Almeno io lo spero, è così desolante guardare quanto sono orribili e vecchi i portatili che si trovano in giro…

Per il resto, calma piatta. Nessuna novità sui MacBook Pro e pazienza. Qualcosina sul versante iPhone e iTouch ma in quel settore le novità più interessanti vengono dai software sviluppati dalle famose “terze parti” o da componenti aggiuntivi (microfono e GPS) sempre sviluppate da azienda. Parlerò di questo nei prossimi giorni quando avrò la possibilità di colladare di persona qualche applicazione.

Insomma, poco di nuovo, considerato poi che nè la Apple TV nè tantomeno l’ennesimo super proprietario sistema di distribuzione contenuti cinematografici può nemmeno lontanamente incuriosirmi, ecco che la cosa più bella trovata in giro diventa la riduzione a 60 secondi dello speech di 90 minuti di Steve Jobs.

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Si dia inizio alle danze

Author: ildella on Tuesday, 15 of January , 2008 at 9:18 pm

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Musica sul web: da Pandora a Last.fm a Jango

Author: ildella on Friday, 16 of November , 2007 at 4:53 pm

Anni fa spuntò Pandora, una Web radio nuova rispetto a quanto esisteva allora, capace di selezionare brani simili per sonorità a un artista o a un singolo brano proposto dall’utente. Frutto di un ambizioso progetto, il Genome Project, fu una vera pietra miliare. Pandora ora funziona solo sul territorio statunitense.

Poco tempo dopo arrivò Last.fm. Mentre l’idea alla base di Pandora è affascinante, quella alla base di Last.fm è semplice e geniale.  Ci siamo trovati davanti al primo esempio di Social Networking applicato alla musica: si usano gli ascolti delle persone per stabilire quale prossimità di sia tra artisti e canzoni. Negli anni Last.fm è cresciuta aggiungendo tra le altre la fantastica possibilità di segnalare eventi musicali, diventando punto di riferimento anche per scoprire concerti nella propria zona oltre che per scoprire nuovi artisti.

Qualche giorno fa ho iniziato a usare Jango che ha aperto i battenti, seppure ancora in beta privata, da poche settimane.  Jango convince subito, e i fattori chiave sono due: è tecnologicamente più moderno di Last.fm e la selezione musicale è migliore.

Tutto sommato la capacità di suonare “musica simile” è oramai data per assodata e anche quella di variare tra artisti simili più o meno noti al grande pubblico. In un modo o nell’altro però capita che su Jango come mai su Last.fm senta pezzi che mi piacciono parecchio, noti o meno che siano. Tecnologicamente parlando, la cosa fantastica è che la radio di Jango suona fino a che sei su jango e non si interrompe se si naviga all’interno del sito, cosa effettivamente frustrante che accade su Last.fm.

Ciò detto, Jango è la versione europea di Pandora, non certo un rivale a tutto tondo per Last.fm, proponendosi come internet radio con funzionalità di condivisione tra amici piuttosto che un vero Social Network tematico sulla musica. Last.fm raccoglie informazioni mentre ascoltiamo la musica che possediamo, non solo quando ascoltiamo le sue radio, questa è la grossa differenza.

Cosa offre Last.fm più di Jango ora come ora? La possibilità di segnalare e cercare eventi per zona geografica e i video. Inoltre Last.fm si interfaccia con i nostri ascolti privati, non è solo una radio, anzi, la radio è solo un piccolo aspetto. Nonostante questo non è affatto detto che con alcuni accorgimenti Jango diventi più un riferimento di Last.fm, anche solo per la sua maggiore comodità di utilizzo e semplicità di approccio.

Esistono molti altri servizi musicali sul web ma questi due attualmente sono quelli più completi e moderni. Altri servizi come Imeem e iLike mi sembrano più delle vetrine, per quanto offrano una qualche possibilità di interazione tra gli utenti, questa è dietro le quinte, non riesco a non sentire la puzza di finto. Sarà per le immagini di qualche artista sponsorizzato, più o meno in voga, che si trova in prima pagina? No no cari, quella è la porta di servizio e io l’ho chiusa a doppia mandata. Restate pure fuori.

Spero di aver dato un panorama base sufficiente anche a chi non sapeva nemmeno dell’esistenza di servizi come questi. Nei prossimi giorni parlerò di un altro paio di novità, ancora più fresche di Jango!

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SocialAds e Android. Saranno finite le cannonate?

Author: ildella on Wednesday, 7 of November , 2007 at 5:35 pm

Un anno fa un folto gruppo di società operanti nel settore lanciava OpenSocial, un modo per rendere facilmente comunicanti i diversi servizi di Social Networking e in generale le applicazioni Web. Un momento, non era un anno fa, era solo 8 giorni fa! Eppure nel frattempo è successa talmente tanta roba…

Nemmeno ero riuscito a fine ottobre a parlare dell’inizio della marcia indietro di Apple rispetto alla chiusura totale nei confronti di chiunque volesse produrre applicazioni per iPhone al di fuori dal suo controllo, ed ecco che arriva Google e in meno di una settimana scatena la guerra contro la chiusura. Così come OpenSocial si propone come standard aperto e non properietario per servizi Web, ecco che Android, nome piattaforma di sviluppo della Open Handset Alliance capeggiata da Big G, si propone di fare una cosa molto simile nel campo dei mobile device.

Nessun gPhone come si rumoreggiava nei mesi passati, bensì qualcosa di molto più pericoloso: un modo per far creare applicazioni che funzionino su tutti gli apparecchi di chi aderisce allo standard, attualmente oltre 30 produttori tra cui ChinaMobile, Telefonica, Telecom Italia, Motorola, Samsung, Intel e Google stessa.

Ed ecco che dopo OpenSocial = alleanza anti Facebook arriva Open Handset Alliance = alleanza (quasi) anti iPhone

Nel frattempo Facebook prosegue per la sua strada. Dopo aver in meno di dieci mesi sbaragliato qualsiasi avversario nel campo del Social Networking, tanto da aver indotto persino MySpace ad unirsi a OpenSocial e Google a preoccuparsi a tal punto da costituirsi parte civile a favore di formati di comunicazione aperti, prepara il colpo più micidiale ovvero la rete di Advertising.

SocialAds, annunciata oggi, è il modo in cui Facebook crede di rilanciare e reinventare, ancora, il modo in cui i consumatori entrano in contatto con i prodotti che interessano. Viviamo ancora in un momento in cui, per lo meno in Italia, la maggior parte della gente nemmeno sa cosa sia Google Ads eppure qui stiamo andando al passo successivo. Laddove Google ha personalizzato “l’esperienza pubblicitaria” in relazione a dove ci troviamo nello “spazio” del Web, e a cosa stiamo vedendo in un dato momento, ecco che con il Social Networking questo concetto è esteso a dove ci troviamo nello spazio sociale.

La multidimensionalità della nostra persona diventa quindi il fulcro attraverso cui entrare in contatto non solo con persone, ma anche con prodotti e società, artisti ed eventi, tutto quanto ci possa interessare. Il che è quanto già avviene in Facebook e servizi similari solo che Facebook per primo crea una vero e proprio modello di Advertising alternativo non solo ai modelli più tradizionali ma anche a quello più moderno e vincente, i Google Ads appunto.
Non è niente di completamente nuovo, è solo la formalizzazione e attuazione, in grande stile, di un modello che già si vede tra le maglie della Rete. In più, gettato in mezzo alla Community più in voga del momento, che ha avuto il 133% di crescita negli ultimi 12 mesi e che si appresta a diventare un mostro dalle dimensioni tali da essere per Google, da oramai qualche mese, il pericolo numero uno.

Quanto è grossa questa cosa dei SocialAds? Molto, ma sono ancora un po’ in dubbio. Ho riportato la notizia ma mi riservo un’opinione più decisa sull’avvenimento quando potrò toccare con mano come funziona questa cosa, sia come consumatore sia come produttore di servizi.

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Ubuntu Gutsy Gibbon disponibile: impossibile evitare di dirlo, oggi

Author: ildella on Thursday, 18 of October , 2007 at 6:36 pm

La versione finale della nuova versione di Ubuntu, denominata Gutsy Gibbon. Porta con sè il solito buon quantitativo di novità, tra cui spicca una robustezza tutta nuova contro problemi “di scheda grafica”, il funzionamento “out-of-the-box” di moltissime schede WiFi, lettura e scrittura su NTFS. Assieme a questo molte altre cose ma è anche inutile stare a ripeterle anche qui, mi limito a citare il desktop “con gli effetti”, noto come Compiz, abilitato da subito su tutte le macchine che possono supportarlo.

Sul Macbook Pro è partita e ha riconosciuto tutto al primo colpo. Domani installo sul PC Desktop. Ora inizia la lunga corsa fino ad Aprile, verso la prossima versione che sarà ricordata come “il momento dello stacco”. Agli atti.

www.ubuntu.com

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Desktop brillante incontra distribuzione umana

Author: ildella on Friday, 12 of October , 2007 at 1:25 pm

Il titolo non è proprio corretto in quanto Enlightenment non è un Desktop ma solo un Window Manager. In ogni caso qualcuno si è preso la briga di fondere lo storico Window Manager dal look accattivante con Gnome, uno dei due Desktop Manager più diffusi e lo ha fatto realizzando una versione ad hoc di Ubuntu. Il progetto si chiama Geubuntu e peraltro l’ideatore è italiano.
Enlightenment, conosciuto anche come E17, garantisce un look accativante ed effetti grafici come trasparenze, dissolvenze e quant’altro è diventato standard sui desktop nel 2007, con la differenza che lo fa da un sacco di tempo e non richiede di PC potenti per funzionare in quanto non usa accelerazione 3D.

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Ipod Touch usato liberamente (hackato)

Author: ildella on Friday, 12 of October , 2007 at 11:03 am

I ragazzi si danno un sacco da fare. Alla Apple intendo. Per fare delle cose bellissime e impedirti di usarle come è sacrosanto che debbano poter essere usate. Per fortuna il loro lavoro di oscurantismo, probabilmente costato tantissimo, viene puntualmente smontato da qualche ragazzino che non sa cosa fare nel weekend. Enjoy. Questo oggetto sarà mio a breve.

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