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web, ipocrisia e musica

Devil’s Fire

Author: ildella on Sunday, 20 of July , 2008 at 11:40 pm


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Tour estivo

Author: ildella on Wednesday, 9 of July , 2008 at 5:46 pm

E’ almeno un mese che devo scrivere qualcosa sui miei artisti preferiti ma non no mail l’ispirazione adatta. Oggi dovrei bloggare su un miracolo, ma serve concentrazione e ispirazione. Spazio quindi alla mera logistica, in vista dell’evento principale del mese.

A Luglio suonano in italia i Firewater.

La macchina della Gestione e’ naturalmente gia’ in movimento. La situazione e’ la seguente: c’e’ un festival nella nota e rinomata San Piero in Bagno, la mia partecipazione e’ quantomeno obbligatoria. Il festival dura tre giorni, dal 24 al 26 e i Firewater suonano sabato 26. La spedizione potrebbe partire gia’ venerdi pomeriggio, anche se la strada per arrivarci sara’ probabilmente un po’ trafficata in quel periodo…

Nell’attesa, l’ultimo disco dei Firewater, a mio vedere gran bello, si puo’ sentire (da mesi) anche qui:





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Informazione e Superstizione

Author: ildella on Sunday, 29 of June , 2008 at 11:30 pm

Dopo aver dormito quattro ore oggi pomeriggio, sono uscito per andare dai miei ad aiutare mio padre nel trasferire cose dal pc al mac e a vedere la partita. Sono uscito quando e’ iniziato il temporale. Un temporale di proporzioni direi importanti. Naturalmente ero in auto nel mezzo di una bufera di rara intensita’ qui da noi. Poche macchine giravano, alcuni hanno mollato l’auto al  bordo strada. La cosa interessante era vedere come ogni tanto anche quelli che andavano avevano il momento di panico, e rallentavano, si fermavano quasi. La loro perdita di sicurezza, improvvisa a volte, era la cosa piu’ rischiosa di tutte.

La situazione era effettivamente molto al limite, visibilita’ inesistente, era quindi comprensibile la paura di chi si fermava. Ora, al di la’ del fatto che la loro insicurezza aumentava la mia sicurezza, faccenda curiosa che approfondiro’, mi sono trovato a pensare che probabilmente non era solo la situazione effettivamente pericolosa a farli fermare, quanto piu’ che altro un pensiero del tipo: e’ proprio in queste situazioni che ci sono gli incidenti.

La cosa forse e’ vera ma, appunto, forse. Io non lo so se e’ piu’ probabile fare un incidente, girando per la citta’, durante un nubifragio o durante la normale circolazione serale. Non lo so e quindi non mi ponevo il problema, stavo concentrato sulla guida con ovviamente un livello di attenzione e prudenza superiore alla media.

Probabilmente l’aneddoto non e’ dei piu’ adatti per introdurre il discorso, a ogni modo mi si e’ chiarito ancora di piu’ quanto la mancanza di conoscenza dia origine a deduzioni fallaci e che l’eccesso di informazione causi spesso una gigantesca mancanza di conoscenza.

E’ qualche anno che ho smesso del tutto di leggere giornali e compagnia. Non e’ solo perche’ considero infimo il livello del “giornalismo” italiano. E’ anche per questo motivo: sapere le cose a meta’ e’ peggio di non saperle affatto.

L’informazione e’ spesso spiccia, per sua stessa natura: serve molto sforzo per trasformarla in conoscenza. Serve avere molta informazione, correlata, serve avere la competenza necessaria e la voglia per trasformarla in qualcosa che si puo’ usare per prendere decisioni. Per trasformarla in conoscenza appunto.

La semplice informazione che tutti riceviamo ogni giorno e’ parziale e non avendo motivazioni o tempo per approfondire, ci rende in realta’ meno capaci di capire quello che ci circonda e di comportarci di conseguenza. Ci rende, anzi, piu’ simili a dei superstiziosi. Sentiamo qualche notizia e su quella semplice e singola combinazione di causa effetto basiamo la nostra conoscenza, prendiamo delle decisioni, piccole o grandi che siano.

E’ faticoso essere informati nel senso positivo del termine, serve avere un panorama completo e questo richiede molta fatica. In maniera in parte istintiva e in parte ragionata, per proteggermi dall’effetto superstizione ho chiuso i canali di ingresso nei confronti di tutto quelle fonti di notizie che so benissimo non approfondiro’. A volte si ha sufficiente maestria da saper legare assieme piccoli elementi di informazione e poterne ricavare conoscenza vera. Ma quanti sono i campi in cui si puo’ dire di avere tale maestria? Quante sono le persone che possono davvero fare questo?

Se non si e’ in quelle condizioni, forse meglio evitare del tutto di ricevere input che istintivamente si trasformano in una credenza, una superstizione. Si forma nella nostra testa un’idea sbagliata e su quella poi ci si basa e difficilmente trarremo comportamenti utili partendo da simili condizioni.

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Author: ildella on Saturday, 7 of June , 2008 at 7:39 pm

Attacco e vado via. Arrivo e mi siedo, il tempo di aprire il portatile e mi mostra l’utility di collegamento, con pure gia’ la proposta di un aggiornamento del firmware. Faccio, scarica e installa, tutto.

Poi appare un menu di configurazione assolutamente semplice per chiunque sappia cosa e’ una network, la differenza tra rete ethernet e wireless e tra direct connection e bridge tramite un altro router, in ogni caso concetti spiegati chiaramente. Pochi istanti e lui riparte e poi io mi collego a lui.

E poi apro iTunes, e seleziono lui come ouput, e la musica parte. E la musica non sta li’ con me. E viene diffusa in soggiorno.

Cosi’ seduto sulla tazza mi trovavo, in uno di quei momenti di insulsa e totale soddisfazione, realizzazione di un sogno remoto, in cui non sai bene come sentirti ma hai un ghigno sul volto che sa di giusto.

Grazie mi avete indotto in tentazione e mi avete liberato dalla sbatta. Amen.

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Non potevano mettere un palo per quel cartello?

Author: ildella on Thursday, 29 of May , 2008 at 8:26 pm

Alla fine una cosa sola rimpiango e definitivamente invidio agli abitanti di Manhattan: quasi ogni genere di bene o servizio disponibile, a qualsiasi ora, volendo anche “delivered”.

Qui a Milano e’ intollerabile come sia complicatissimo procurarsi delle cose avendo una vita lavorativa anche standard. La realta’ e’ anzi che proprio per chi ha un orario di lavoro “classico”, 9-18, come la maggior parte dei comunisti di questo paese, e’ realmente un problema svolgere le faccende piu’ comuni. Fare la spesa, commisioni straordinarie, appuntamento  dal dentista e mille di piccole cose fondamentali della nostra vita se non del quotidiano, diventano uno sbattimento colossale.

Prima di andare a lavoro, anche a voler essere sgargianti e alzarsi presto, si puo’ fare poco. Una mattina sono arrivato un po’ prima delle nove, mi sono detto: “approfitto per fare la spesa al Conad qui davanti”. Chiuso. E ok che e’ un Conad del cazzo in viale Monza, ma per dio, non sarebbe stato diverso con molto altro. Quando esci alle 18 non hai certo voglia di fare “delle commissioni”. Vuoi prendere una birra o andare a casa ad ascoltare la musica. Al limite dopo una o due ore di relax, cui si somma il tempo di rientro a casa, vorrei uscire e fare qualche acquisto, che lo shampoo e’ finito e dannazione vorresti un po’ di frutta fresca per l’indomani. Semplicemente impossibile. A quel punto sono aperte solo sbronzerie e altri posti simili, poi ci si stupisce se la gente beve: non puoi fare un cazzo di altro la sera, fuori casa! Bere o mangiare. Si si’, cinema-concerti-spettacoli, ma non sono il quotidiano e poi sinceramente che palle, spesso.

Insomma, da quelle parti la’ negli US, si inventano un sacco di posti per mansioni senza senso: ho visto gente fare il muro, gente fare il cartello, quantitativi enormi di persone sicuramente sottopagate che svolgevano mansioni che qui non hanno proprio modo di esistere. Ma insomma, cosi’ si crea posti di lavoro, e l’euro si impenna. Gli italiani non vogliono certo lavorare fuori dalle loro sacre 8 ore quotidiane? Problema risolto dando da fare a qualche tonnellata di immigrati desiderosi di lavorare. A loro cazzo glie ne frega dell’orario standard, della domenica del signore e feste varie: nei momenti di difficolta’ vera, solo un indiano all’Isola puo’ salvarti la vita.

I mini market, santo dio, trovo allucinante che sia proprio la citta’ simbolo del (ROTFL) stato capitalista per definizione a doverci insegnare che i supermercati hanno strarotto il cazzo: solo minimarket, spesso 24/24, con un po’ di tutti i generi di prima necessita’. Questa e’ civilta’.

Andro’ fuori a farmi una birra va.

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FriendFeed: ascolta quello che dicono gli altri…

Author: ildella on Monday, 26 of May , 2008 at 9:12 pm

O guarda cosa fanno, cosa leggono, cosa fotografano…

Ma non alla Facebook o alla MySpace, non e’ una roba per teenager americani o web-esibizionisti.  Con tutto che lo uso Facebook eh…(no, myspace no, cosi’ in basso non mi spingo).

Insomma uso FriendFeed da mesi oramai, era autunno mi pare e FriendFeed era ancora in beta privata. Funziona cosi’: solita registrazione poi gli dici a quali servizi web sei iscritto tipo last.fm, facebook, amazon, flickr, il tuo blog, linkedin… ci sono tutti. Lui raccoglie i movimenti su quei servizi e li pubblica tutti su una comoda pagina facile da seguire per chiunque sia interessato. Ad esempio il mio e’all’indirizzo http://friendfeed.com/ildella

Oltre a raccogliere movimenti da servizi esterni, FriendFeed da un po’ permette di condividere un link direttamente sul suo canale, cosa per cui diventa utile il suo bookmarklet per firefox, il cui funzionamento e’ spiegato anche con un video tutorial.

Ecco che ci si puo’ iscrivere al canale delle persone che riteniamo facciano segnalazioni interessanti e le potremo seguire direttamente sul sito friendfeed o sul nostro lettore di feed preferito… anche se il mio ancora non esiste purtroppo :(

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Non sempre può essere una serata sì.

Author: ildella on Saturday, 26 of April , 2008 at 2:14 am

Una volta ero a San Cristobal, in Chiapas, sono andato a visitare un paesino lì vicino, di cui non ricordo il nome, famoso perchè c’è una chiesa il cui culto è l’unico esempio di religione mista maya e cristiana ed è quindi luogo di visita di un po’ tutti i turisti e viaggiatori che passano da quelle parti. Nel templio ci sono, oltre ai visitatori, un bel po’ di autoctoni che pregano. Nell’aria si sente costantemente un salmodiare, persone che recitano preghiere di un qualche genere, candele un po’ ovunque. Ci sono singoli ai piedi di un altare di un qualche santo, in ginocchio, e ci sono piccoli gruppi sulle panche al centro ma non c’è una cerimonia in corso. Tutti parlottano, si percepisce distintamente una intensa aura di concentrazione e devozione, fiducia riposta nel rito: chi è lì crede in quello che sta facendo. Il salmodiare mi infastidisce nel giro di pochi secondi, non resisto che un paio di minuti, avviso il mio compagno di viaggio che non posso resistere ed esco.

Qualche anno fa è morto un ragazzo, avrà avuto diciotto anni, lo conoscevo appena, era del “giro di Internet”, un po’ un outsider per me. Era in motorino, l’ha investito un camion. Siamo andati al funerale, in tanti di noi, una decina credo. C’era ovviamente tutto il paese, i momenti strazianti non sono mancati. Sono stato un po’ in chiesa, poi il prete ha iniziato a parlare, ha fatto il discorso, ricordava il giovane scomparso. A quel punto sono uscito, non ho retto. Un’ora di cerimonia, parole da copione del prete che quel ragazzo non l’aveva probabilmente mai visto, canti da chiesa, rituali da messa da funerale, un sacco di questa roba per arrivare all’unico momento significativo, quando, probabilmente su richiesta degli amici, il coro della chiesa ha intonato una ballata rock recente, sicuramente significativa per il ragazzo. Toccante, vero, nonostante il contesto.

Stasera sono andato nel posto dove c’era la “serata” del 25 aprile, qui a Milano. Palco di fronte al Cimitero Maggiore e festa in Torchiera. Arrivo da solo, sul tardi. La prima cosa che sento è qualcuno che dal palco dove suonavano prende per il culo Calderoli. Mi aggiro per qualche minuto in mezzo a un mare di gente, dopo poco a conclusione del concerto dal palco parte il gran finale: suonano Bella Ciao. La marea balla felice, canta, è coinvolta. E’ lo sfogo finale della giornata. La mia serata era stata piacevole, rilassante: iniziata presto al parco, proseguita a cena con amici. Nonostante ciò, In un attimo il mio umore crolla, mi allontano. Non riesco però a evitare di entrare in Torchiera, prima, nè riesco a contenere i pensieri e dalle parole non dette di alcuni cui faccio questo discorso, l’idea che io stia venendo silenziosamente accusato di filo fascismo, superficialità e ignoranza si crea decisa.

Una volta, avrò avuto al massimo diciotto anni, ho visto mio nonno piangere. Che mi ricordi, è stata l’unica volta. Non piangeva un po’, piangeva tanto, singhiozzava. Lui aveva già passato i settanta da un pezzo, di testa un po’ era già andato ma sostanzialmente ci stava ancora. Eravamo a tavola a pranzo con tutta la famiglia e non so perchè aveva estratto un vecchio libro che parlava della Russia, della campagna in Russia. Stava leggendo un passaggio, ci teneva a leggercelo, non ricordo di cosa parlasse ma a un tratto partiva una poesia di pochi versi. Era una poesia russa e la leggeva, non sapeva il russo ma sapeva leggerla. Era una canzone anzi, la canticchiava e subito quando ha iniziato, il pianto. Non poteva contenerlo nè certamente ci ha provato, era così e basta, e andava avanti a leggere, e piangeva, e cantava la canzone russa e probabilmente non conosceva nemmeno il significato delle parole, nè il senso generale. La aveva sentità là credo, se la ricordava, tutto riemergeva.

Ora sono a casa. Credo di essere stato un po’ scortese con qualcuno. A fine serata un paio di gruppi di persone parlavano di destra, di sinistra. Di niente.

Che discorso snob, eh?

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Aiò

Author: ildella on Friday, 18 of April , 2008 at 10:30 am

 ”Nessuna particolare ragione deve essere attribuita alla scelta di quel particolare testo in  quel determinato periodo storico.” - cit.

“Dal Viminale arriva a tutte le questure l’ordine di attuare immediatamente il “piano Zeta”. La disposizione precipita le forze dell’ordine nel panico. Di quel “piano” nessuno sa nulla.
Si perdono così minuti preziosissimi. Un piano Zeta in realtà esiste e riguarda effettivamente i sequestri di persona, ma per la sola Sardegna, più esattamente per la sola provincia di Sassari. Antonio Fariello, l’attuale capo dell’Ucigos, servizio segreto approntato dal ministro Cossiga per supplire alle carenze dell’intelligence, aveva prestato servizio fino a poco tempo prima come questore nella città sarda e pensava che il piano antisequestri avesse carattere nazionale. Questo spiega il devastante equicovo.”

da Un Affare di Stato: Il delitto Moro e la fine della Prima Repubblica, di Colombo Andrea

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