Ritornare a essere organizzati

Ricominciare la vita del freelance “sul serio” richiede soprattuto organizzazione. Tutto il resto, idee, opportunita’, competenze e talento emergeranno solo se saro’ in grado di raggiungere un adeguato ritmo: essere concreto e pragmatico, avere obiettivi brevi e ben definiti, ottenere una sempre migliore organizzazione del lavoro al fine di essere produttivo, sereno e con il giusto mix di calma e tensione.

Spot(F)light by Firenzesca on Flickr

Spot(F)light by Firenzesca at Flickr

Sono un convinto sostenitore del “poche cose fatte bene” e mettere in pratica questa linea guida richiede disciplina.  Nel frattempo serve anche stare attenti a non fregare quella parte creativa e quella un po’ caotica che e’ parte essenziale di questo genere di percorsi. Come quando si fa un viaggio un po’ all’avventura, in realta’ c’e’ dietro molta organizzazione che non va data per scontata: si ha sufficiente esperienza per gestire in scioltezza ma per ottenerla si e’ passati attraverso parecchi altri viaggi e svariati fallimenti.

Serve infine adattarsi anche al particolare momento storico e mi riferisco qui al mio personale momento storico. Ho necessita’ di ricaricare le batterie ma anche molta voglia di fare subito qualcosa, quindi riassumo gli obiettivi, le cose da fare, quelle da evitare e quelle da scartare,

Mi limito in questo post a fare un sunto, ampliero’ in articoli successivi le singole parti. Aggiunta finale: il blog “ridisegnato” e’ il primo esempio di “ripulire” dagli sprechi. Il tema frugal e’ proprio quello che mi serviva e casualmente lo ho scoperto proprio ieri sera usato in uno dei miei blog preferiti. Essenziale, direi addirittura minimale, concentrato sui contenuti.

Eliminare gli sprechi e l’ansia
Lo spreco di tempo e’ il Male supremo. La mancanza di regole semplici da applicare con regolarita e il disordine sono le cause primarie. Il risultato e’ ansia, la conseguenza ultima e’ la scarsa capacita’ di concretizzare risultati. Il concetto chiave da comprendere qui e’ che l’ansia e lo stress non sono figli del fare troppe cose, ma del lasciare indietro troppe cose non fatte.

Raccogliere e consolidare l’esistente
Nei primi giorni si funziona comunque a basso regime quindi meglio concentrarsi su qualcosa di semplice e potenzialmente remunerativo in termini di energia vitale. Raccogliere quello che si e’ fatto serve per realizzare che, ehi, qualcosa si e’ davvero fatto! Inoltre e’ un buon momento per recuperare pezzi di lavoro riutilizzabili. Altra attivita’ correlata e’ quella di ridare organicita’ alla propria presenza online personale e soprattutto professionale, aggiornando il Linkedin di turno e magari compilando un resume online.

Portare a uno step successivo i progetti piu’ concreti e vicini
Appena recuperate le energie, serve fare qualcosa che dia risultati concreti nel giro di pochi giorni di lavoro. Meglio quindi concentrarsi su progetti in fase piu’ avanzata e completare quella cosa che e’ li’ che attende da due mesi piuttosto che riprendere lavori a meta’ o iniziare qualcosa di nuovo. Risultati Subito e’ basilare.

Non perdere di vista gli elementi collaterali
Se si sono prese delle buone abitudini durante i mesi o anni precedenti, e’ bene non perderle. Ad esempio io ho iniziato a fare un po’ di attivita’ sportiva da quasi un anno e non ho mai mollato. E’ il caso di continuare e anzi di approfittare di un po’ di tempo in piu’. Al contempo e’ bene prendersi nel primo mese del tempo per recuperare qualche buona abitudine che ci si e’ un po’ trascurato: qualita’ del cibo, recuperare quialche contatto abbandonato, farsi un weekend fuori citta’ con gli amici e ricominciare a lasciare passare per la testa i pensieri positivi e un po’ sognatori… perche’ alla fine forse sta tutto li’, essere concreti senza mai smettere di sognare, per poter realizzare i sogni che “avevi da bambino”.

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On the road, again

Con oggi finisce la mia partecipazione a un progetto che ho fatto nascere circa un anno fa assieme al mio amico e poi collega Lorenzo. Abbiamo realizzato un software di gestione e controllo abbastanza vasto e complesso e benche’ ancora non sia terminato, posso dirmi soddisfatto della baracca che abbiamo messo e tenuto in piedi, nonostante i vari bastoni fra le ruote.

Non tutto e’ andato bene, naturalmente, ma abbiamo gettato basi solide e siamo sempre andati in un’unica direzione, avanti, senza mai perdere il controllo o la bussola. Il che e’ gia’ molto. Infine il team che si e’ formato non si puo’ certo dire fosse noioso, anzi, cosa preziosissima per tirare avanti anche nei momenti difficili.

Ora nuove avventure. Cio’ che mi stranisce di piu’ e’ che quando dico a qualcuno: “domani finisco il lavoro”, la cosa viene presa come un “da domani sono per strada” e quasi il mio interlocutore mostra preoccupazione. Io, invece, vedo un mare di nuove opportunita’ da cogliere.  E’ anche per questo che ho preso questa decisione.

Qualcosa e’ rimasto inalterato: la voglia di nuovo, di movimento. Qualcosa d’altro e’ pero’ profondamente cambiato durante quest’ultimo anno: la mia percezione e di conseguenza sopportazione della realta’ circostante. Quello che vedo e’ mediocrita’ e pochezza: italietta. Quello che provo sempre piu’ spesso e’ asfissia, tristezza e fondamentalmente senso di spreco di tempo. Sono sopravvissuto nei primi nemmeno tre anni post-universitari solo cambiando spesso e il cambiare solamente mi ha dato una rapidita’ di crescita rara. Crescita che pero’ non e’ sufficiente a placare la mia sete. La sensazione di avere attorno un qualcosa di arido e svogliato, che mi frena, e’ piu’ palpabile ogni giorno che passa.

Guardiamo avanti, nessun rimorso e nessuna ritirata: a questo punto restano due possibili azioni. La prima e’ fare quadrato: racogliere attorno a te i pochi valenti e separarsi per sempre dalle zavorre e dagli scorretti. La seconda, e’ ampliare gli orizzonti verso realta’ piu’ fertili e stimolanti.

Alla via, cosi’.

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Rete di servizi e Post Google Era - parte 1

E’ da un paio di mesi che mi girano in testa questi due concetti e contemporaneamente mi capita sempre piu’ spesso che una ricerca, infruttuosa su Google, risulti vincente al primo colpo su Twitter.

Quando capita? Semplice, capita quando si sta cercando una notizia recente. Certo, c’e’ Google News ma non e’ la stessa cosa. Il messaggio breve su Twitter e’ piu’ semplice all’approccio di un blog quindi molti di piu’ ci scrivono e semrpe piu’ notizie si diffondono sempre piu’ rapidamente.  Semplice tanto cosi’.

Sto quindi tenendo d’occhio alcuni servizi di ricerca basati su twitter, tra cui alcuni che permettono ricerche sui link inviati su twitter, che promettono di offrire una rappresentazione molto aggiornata di cio’ che interessa la gente nel presente, meglio di un qualsiasi algoritmo di ranking. E’ quasi come fare direttamente ricerche sui trend piuttosto che sul consolidato. Spesso un articolo fresco vale piu’ di una decina obsoleti, su cui non si farebbe altro che perdere tempo studiando qualcosa di superato.

La forza di un sistema come Twitter sta nell’essere un’istantanea del presente, di quello di cui sta parlando la gente in quel giorno, ora o persino il minuto mentre Google e’ per sua natura una maniera per ricercare lo “scibilie” piu’ consolidato e per quanto a volte i risultati piu’ nuovi risultino prominenti, la realta’ e’ che spesso si ha la sensazione di trovare notizie, guide o informazioni vecchie.

Non e’ una sensazione: e’ la realta’.  Vecchie di qualche anno, si’, cioe’ giovani da un certo punto di vista ma il fatto e’ che in tantissimi ambiti, non certamente solo quello delle news, un articolo di tre anni fa e’ preistoria.

Ironia della sorte, proprio Google e’ stato il cuore pulsante della rete dell’ultimo decennio, la azienda piu’ nota e vincente, il simbolo piu’ simbolo di tutti. Google ha fornito accesso all’informazione in maniera sconosciuta a chiunque solo dieci anni fa e questo ha favorito un genere di crescita altrettanto nuovo. Crescita sociale, crescita individuale: chi ha imparato ad usarlo ha la possibilita’ oggi di accedere costantemente a informazioni che rendono il raggiungere un obiettivo infinitamente piu’ rapido.

Google piu’ di qualunque altra cosa ci ha dato una consistente fetta della velocita’ con cui ragioniamo e procediamo oggi e proprio questa velocita’ oggi lo rende obsoleto per tutta una serie di esigenze oramai sempre piu’ diffuse, sotto gli occhi di molti e presto pervasive, necessarie per tutti, senza che la maggior parte nemmeno arrivi ad accorgersi del cambiamento. Useranno la ricerca “su Twitter” e sara’ naturale farlo.

Ma la faccenda e’ potenzialmetne molto piu’ grande anche di questo e mio tempo per oggi e’ scaduto, quindi arrivederci alla terza puntata (qui il prequel), in cui magari spieghero’ anche un poco il titolo “altisonante”

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FriendFeed e Twitter nel 2009

Come seguire l’informazione in Rete? Come promesso tempo fa, voglio parlare a chi e’ affascinato dalla possibilita’ di seguire eventi, conoscere persone che dicono cose che lo interessano e soprattutto, ricevere informazione attraverso la Rete e non attraverso i media piu’ classici. Alcuni sanno come fare, per altri e’ un grande mistero.  Ecco una visione attuale dei due principali servizi in tema di quelli semplici, immediati e, sorpattutto uno, destinato ad essere la piu’ grossa “social bomba” in Italia nel prossimo anno.

FriendFeed sembra evolversi, almeno nel mio network di persone, verso una versione moderna dei forum tematici, con la discussione che si spande a macchia d’olio attraverso i contatti, prescinde dal tema e offre una estrema semplicita’ di integrazione di altri servizi Web. Twitter si prepara a sbancare nel mercato del marketing, customer support, notizie e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Per FriendFeed non prevedo molto altro mentre Twitter, o per lo meno il modello Twitter, avra’ a mio dire un ruolo centrale e un’impatto epocale nel prossimo lustro in Rete.

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Non so piu’ quando mi sono iscritto a Twitter mentre ricordo di avere iniziato con FriendFeed nel periodo di beta privata gia’ alla fine del 2007. Raccogliere lo stream di azioni, le impronte che lasciamo sul Web e’ contemporaneamente semplice e potente e viene rapidamente percepito dagli utenti. FriendFeed e’ stato piu’ infatti rapidamente infestato da persone a me prossime, a mio modo di vedere complice soprattutto  l’idea dei “commenti”.

Si segue piu’ o meno come un Twitter ma la possibilita’ di fare i commenti e di marcare con un “I Like” sono risultati vincenti per far emergere discussioni e per far saltare all’occhio gli “input” piu’ rilevanti. I messaggi arrivavano dall’esterno spesso: una foto su flickr o un video su youtube, lo status di facebook o di Twitter che cambia, un link segnalato come interessante, un post su un blog o appunto un semplice commento a uno qualsiasi di questi messaggi. Gli “I Like” e i commenti sono un’idea talmente buona che nell’ultimo anno Facebook si e’ affrettato a copiarli aggiungerli, modificando l’orrenda comunicazione wall to wall del Facebook degli esordi.

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Cosa sta diventando invece Twitter?
Anche qui ci sono scambi e piccole discussioni ma meno facilmente tracciabili. Tipicamente si leggono i “twit” come si legge lo stato di Facebook solo in un posto piu’ ordinato e con meno rumore.  Twitter e’ soprattutto diventato  il posto degli annunci brevi, di qualsiasi genere: dal semplice status di una persona all’annuncio di una novita’ su un qualche sito (nuovo post su un blog) fino a venire usato come vero e proprio strumento di marketing sia aziendale che personale, o ancora di customer support e per ipnotici esperimenti tipo twistori.

Il meccanismo funziona perche’ e’ rapido e trasparente,  e’ sufficientemente breve perche’ non infastidisca, al limite si scorre la pagina. Su Friendfeed e Twitter vale il “non si legge tutto per forza”. Si scorre e qualcosa resta, il resto passa  pazienza, tanto e’ inevitabile e se la notizia e’ davvero importante, prima o poi sara’ lei a raggiungere noi.

L’idea dei 140 caratteri e’ vincente al pari di quella di portare gli utenti a presentarsi con nome e cognome reali su Facebook.
E’ un  messaggio per natura piu’ informativo del subject di una email pur restando sostanzialmente ugualmente rapido da leggere e permette una piu’ accurata selezione di cosa approfondire. La recente abitudine  di inserire dei #tag su cui si sviluppano altri servizi come tagalus, cosnente poi di tracciare discussion tematiche, uscendo dal proprio network per poi allargarlo.

Cosi’ facendo possiamo sentire quello di cui parla molta piu’ gente, restare piu’ informati, con meno fatica.

Ora, che vi convinca o meno tutto questo discorso, restano alcuni fatti: un +1300% di utenti negli ultimi 12 mesi per Twitter, senza contare una innumerevole quantita’ di applicazioni a supporto e altre pronte ad usarlo per sfturrarne le caratteristiche piu’ avanzate: tracking dei trend, ricerca, collaborazione, supporto clienti e quant’altro e un numero spaventoso di “imitazioni” che applicano il modello twitter alla musica, al business two business, al lavoro… Tutti servizi che come Twitter svolgono una sola funzione e tentano di farla bene, approccio opposto ai “Facebook” che si propongono come mastodonti mainstream pronti a offrire tutto in un pacchetto completo.

Il discorso “Twitter” sul medio-lungo periodo meritera’ un articolo a parte in quanto per vaneggiare di “post google era”, serve spazio e concentrazione.

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E’ Pasqua, mangiamo l’agnello.

Incuriosito dal resoconto di Travaglio sul terremoto e in particolare dalla questione dell’ospedale di l’Aquila, ho deciso di fare qualche ricerca riguardo i nomi che travaglio cita all’inizio come la impresa costruttrice responsabile. Mentre Travaglio si concentra piu’ sulla persona di Pesenti e sula Calcestruzzi, io ho fatto qualche ricerca sulla Impregilo, oggi la piu’ grande societa’ di costruzioni italiana

Fino al 1994 e’ una societa da oltre 500 miliardi di lire di fatturato che opera solo fuori dalla CEE. Quell’anno viene utilizzata per una fusione: confluiscono al suo interno Cogefar Impresit (gia’ fusione di Fiat Impresit e Cogefar,), una controllata al 100% dal gruppo FIAT, e altre due societa’ (GIrola e LOdigiani).

Anno domini 2009, dice Wikipedia, “Impregilo è quotata alla borsa di Milano. Possiede un capitale sociale di 716 milioni di euro, un portafoglio ordini superiore ai 13 miliardi di euro e oltre 10 000 dipendenti.”

Si legge che dalla fine del 2005 il 30% del capitale sociale e’ di Igli SpA. Chi? Una societa’ “ponte” divisa in tre parti uguali: Societa’ Ausotrade, (Benetton), Immobiliare Lombarda (Ligresti) e Argo Finanziaria (Gavio). Casualmente, inoltre:

Nell’ottobre 2005, Impregilo, a capogruppo di una cordata di aziende internazionali, si aggiudicò la gara internazionale per la realizzazione del ponte sullo stretto

Insomma Impregilo e’ oggi controllata da quella cordata di soliti noti. Il resto degli azionisti e’ di netta minoranza. E’ facile in Rete scoprire i legami tra la Impregilo moderna e vari scandali alcuni dei quali sono anche citati da Travaglio in quel filmato: monnezza a Napoli, alta velocita’ e molto altro.

Noi, invece, torniamo un attimo agli anni 80.

Fiat Impresit nel 1987 costituiva la Effepi Finanza e Progetti con il Banco di Napoli, societa’ che andra’ ad operare “nel campo della progettazione delle opere pubbliche nel Mezzogiorno per fornire assistenza finanziaria ed organizzativa”. Non mi spreco in ulteriori commenti. Di li’ a un paio di anni sarebbe cresciuto nel gruppo Fiat l’interesse per la Cogefar con cui si sarebbe fusa di li’ a poco. Al momento poi della fusione/trasformazione in Impregilo del 1994, la Fiat controlla al 100% Fiat Impresit che controlla al 100% Cogefar.

Fusione fatta, tutti contenti. Gia’. Il 1994. Bei tempi no? Cosa accadeva in quegli anni?

Tanto per dirne una in fretta: correva il 7 maggio 1992 quanto Maurizio Prada, all’epoca cassiere DC (cassiere, si’, quello che incassa), rivela che “Iveco, Fiat Ferroviaria e Cogefar Impresit pagavano tangenti ai partiti,” nel corso dell’inchista passata alla storia come Mani Pulite.

Prada ricorda, in particolare, che l’azienda torinese aveva pagato tangenti per ottenere l’appalto della terza linea del metrò milanese (1,8 miliardi), per il passante ferroviario (1,2 miliardi) e per la costruzione di un parcheggio (55).

Le dichiarazioni di Prada sui versamenti periodici ai partiti acquisiscono un particolare valore perché vengono confermate lo stesso 6 maggio da Radaelli, consigliere socialista dell’Atm, e, pochi giorni dopo, dall’esponente del Pds Luigi Carnevale.

E cosi’ via. Senza stare a rivangare tutta la vicenda di Mani Pulite, mi limito a far notare come appena finito il casino ‘92-’94, la sporchissima Cogefar (di Fiat) confluisce in un’azienda “nuova”, Impregilo, facendo acquisizioni cambiando cosi’ volto per presentarsi fresca e pimpante in spiaggia, pronta a cavalcarfe l’onda della Seconda Repubblica e i suoi nuovi protagonisti. Si arrivera’ cosi’ agli scandali “moderni” e ai due prossimi grandi numeri: il Ponte sullo stretto e la Diga di Hasankayf

Possiamo stare tranquilli pero’, c’e’ chi veglia su di noi:

“Ci sono state vendite anche su Impregilo (-1,61%): il mercato teme che il Governo possa rallentare gli investimenti nelle grandi opere per far fronte al dramma che ha colpito l’Abruzzo. A riguardo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una conferenza stampa a L’Aquila ha ribadito che il Ponte sullo Stretto di Messina rimane un’opera prioritaria e che non c’è alcun ripensamento sulla sua realizzazione.”

E’ tutto? No. Scavare nel passato rende la cosa ancora piu’ divertente. Impregilo viene fondata negli anni 50. Abbiamo detto che fino alla fusione del 94, impregilo lavorava solo in paesi fuori dalla CEE. Quali grandi opere sono state realizzate in quei 40 anni di attivita’ nel resto del pianeta?

Già fra il 1976 e il 1982 Impregilo (allora Impresit-Cogefar) partecipò alla costruzione della diga Chixoy in Guatemala, un progetto il cui costo finale di 800 milioni di dollari si rivelò del 300% superiore alle previsioni e determinò un’espansione del debito pubblico del paese centroamericano nell’ordine del 45% del suo intero ammontare. I finanziamenti provennero dalle casse della Banca Mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo. Gli abitanti dei territori interessati dal progetto furono costretti al trasferimento coatto e di fronte alla loro riluttanza ad abbandonare le proprie terre e le proprie case si scatenò una campagna di terrore durante la quale vennero trucidate oltre 400 persone.

Non sara’ difficile confermare in rete la veridicita’ di quel passaggio. Lascio a chi desidera il resto della storia di Impregilo.

Non stupisce dunque la scelta di Fiat, nel 1994, per la societa’ in cui far confluire la splendida Cogefar. Una societa’ sua simile che pero’ operava al di fuori dall’italia ed era rimasta quindi al di fuori degli scandali di Tangentopoli.

Cosi’,  dopo 50 anni di questa roba, nel 2005 finalmente nel CDA del Ponte sullo Stretto sale Francesco Paolo Mattioli, ex direttore finanziario della Fiat e Presidente di Cogefar, imputato nel ‘93 per 38 miliardi di lire di tangenti. Reato caduto in prescrizione nel 1999.

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7 cose che NON faro’ nel 2009

La vita deve essere semplificata costantemente. Ogni giorno il quantitativo di “cose” da gestire cresce anche a prescindere dalla nostra volonta’. In piu’, a volte, noi stessi incrementiamo il numero con nuove idee, nuovi progetti, nuove passioni.

Quindi io tendo a semplificare, a non introdurre nel mio quotidiano ulteriori elementi di fastidio, confusione o semplice distrazione. E’ un compito arduo e non mi riesce ancora molto bene ma sto migliorando.

A inizio anno ho iniziato a scrivere delle cose che NON avrei fatto quest’anno, delle cose da cui mi sarei liberato in quanto fonte piu’ di perdita di tempo ed energie rispetto ai vantaggi o alla felicita’ che portano. Oppure semplicemente, eliminazione di cose fastidiose. Per chi ci fa caso, questo e’ il mio primo post digg-style, solo tre anni fuori moda.

1. Non compro piu’ aggeggi Apple

L’esperienza Air lo scorso anno non e’ fallita perche’ l’aggeggio non fosse un bel giocattolo, tutt’altro. Il punto e’ il sistema operativo e tutto il suo ambiente ad avermi profondamente deluso e ad essere troppo chiuso per certi versi e troppo limitato e indietro per altri. Chi ha provato ad abituarsi ad Ubuntu non potra’ tollerare cose come: “cerca sul web un codec per il tal filmato, scaricalo e fallo digerire ad iTunes”. Ahime’ pure l’ipod oouch che acquistai diventa un po’ castrato senza poterlo attaccare a un OSX e visto che OSX e’ indietro, pure il touch mi risulta poco utile. Quindi, eliminazione dell’interesse di quasi qualsiasi informazione a riguardo dalla mia giornata.

2. Non rinnovero’ l’abbonamento a sky o ad altra tv.

Devono solo morire tutti. Come corollario, spero di poter dire che nel 2010 buttero’ il telefono cellulare e con lui qualsiasi rapporto con TIM e compagnia. Questi ultimi dovranno morire il doppio (per una mera questione di anzianita’)

3. Non supporto piu’ Internet Explorer 6

Siete vecchi, estinguetevi, io non perdo piu’ nemmeno un minuto, nemmeno in discussioni.
4. Non passero’ il prossimo autunno-inverno a Milano
Ok, ok, qui ho barato. Questo e’ piu’ un “buon proposito” mascherato. Ma fa niente. Desidero svernare al caldo e soprattutto vivere per un poco fuori dalla mia citta’. Questo e’ l’inverno designato e le recenti peregrinazioni in medio oriente probabilmente mi faranno muovere verso est anche prima che il clima diventi troppo freddo.

5. Non cambio il portatile
Ne’ altri aggeggi simili. Evitare di pensarci o seguire andamento di mercato se non distrattamente. Sto benissimo cosi’. Il portatile ad esempio lo ho acquistato a febbraio 2008 e grazie al miglioramento del software (leggi, Ubuntu), ogni 6 mesi diventa piu’ veloce di un bel po’. Si’, grazie a Ubuntu ho un portatile che invecchia come il vino. Come corollario: spero di cambiarlo nel 2010 comprando un aggeggio simile che non pesi piu’ di 2.5 Kg e abbia un monitor da 15 pollici.

6. Non avro’ piu’ l’auto come unico mezzo di locomozione in citta’
In un gesto quasi impulsivo, a gennaio ho fatto l’abbonamento ATM che ho iniziato a caricare mensilmente a marzo. Ora viaggio con i mezzi e ho in programma di abbandonare l’auto del tutto. Non sta andando male, anzi. Serve un potenziamento notturno ma in caso di necessita’, esistono i Taxi. Elminazione gestione auto, problema multe/traffico/parcheggi/varie. Certo, ogni tanto c’e’ freddo ma… vai al punto 5.

7. Non rinnovero’ l’abbonamento in palestra
Non che non mi sia trovato bene o che non sia contento, tutt’altro. Un po’ per il fatto di voler andare via, un po’ perche’ sto lavorando per potermi allenare in ambiente domestico (qualche mini attrezzo e soprattutto sapere cosa fare). Questa sara’ dura da mantenere, in quanto tolgo una cosa buona e non so se riesco a rimpiazzarla a parita’ di vantaggi. Mi accontentero’ di un pareggio.

Aggiungo tre bonus : cosa continuo a non fare:

Non riempio la casa di oggetti
Mi piace la casa con poche cose. Ho svariate scatole da smaltire ancora: CD, vecchi ricordi, materiale elettronico sparso che puo’ tornare utile. Le smaltiro’ ma al di la’ del disordine che mi e’ proprio, si limita al minimo, *minimo* indispensabile l’ingresso di oggetti. Avere meno, goderselo di piu’ (e soprattutto meno cose da tenere in ordine). Serve continuare a buttare qualche cosa ogni volta che si compra qualcosa di nuovo. A volte, vedi ipod, le cose basta perderle.

Non cerco un impiego fisso
Meno che mai.

Non uso piu’ eMule
Torrent: software piu’ leggero. Basta col baraccone mulo. Comunque, una cosa sola e’ meglio che due che tanto non e’ che usi piu’ tanto nemmeno lui.

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Ascolto solo musica fatta da donne

Mi sono accorto che da qualche anno, se si escludono un paio di artisti che ascolto sempre poche rare eccezioni, tutta la musica nuova che inizio ad ascoltare e’ scritta, suonata e cantata da donne.

Gia’ un anno fa creai su jango una playlist “girls” con un po’ delle artiste che ascoltavo in cui a fianco delle piu’ note Diana Krall e Norah Jones c’erano anche Aimee Mann, Madeleine Peyroux e soprattutto Regina Spektor. Di recente, in quel periodo, avevo anche ascoltato qualcosa di Ani Difranco attratto inizialmente dalla adorabile Little Plastic Castle.

Regina Spektor

C’era poi tutto il filone delle “women”, da Nina Simone a Joan Baez ma resta in parte un’altra storia.

Musicalmente parlando, eravamo arrivati alla fine del 2007. Buona parte del 2008 e’ stata dominata dal fatto che i miei artisti preferiti hanno sfornato i loro due dischi nuovi e io sono quindi stato travolto da quwei dischi e dai concerti di Adam e di Tod.

Quando poi a settembre ho ripreso i sensi, ecco una nuova ondata ancora una volta quasi tutta al femminile. Sento un pezzo di Emiliana Torrini alla radio e mi resta in testa. Il disco, Me and Armini, e’ stato uno dei miei ascolti preferiti dell’autunno: quieto e rilassante ma non noioso, si passa sopra il fatto che, mi pare, le liriche siano un poco troppo monotone e non brillanti, ma non ci ho fatto caso piu’ di tanto.

Emilina Torrini

Poi, complice la storia della raccolta Duets, ho comprato una Essential Collection della Sinatra. Infine, complice il viaggio a Tel Aviv, sono giorni che non riesco a staccare le orecchie dalla musica di Rona Kenan, in attesa dell’arrivo dei dischi.

Questa e’ un po’ la cronistoria ma il media player qui di fianco continua a sparare random pezzi al femminile, ad esempio ora ascoltavo Wanda Jackson, scoperta per un pezzo sulla colonna sonora di Rocknrolla, e dopo e’ partita Alicia Keys.

Era un po’ che sta cosa mi girava per la testa, ora l’ho scritto. Chi sa perche’.

I wanna live with a musician. She’d write songs at home and ask me what I thought of them, and maybe even include one of our little private jokes in the liner notes.

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Taxi drivers

But there was just one more courier flight
And it was leaving in the cold morning light
And that’s the one you can be sure that I was on

Balzo sul taxi. “Kikar Disengoff please”. Sono le sette e trenta ma il sole e’ gia’ alto e a Tel Aviv c’e’ un sacco di luce. Vorrei avere gli occhiali da sole ma non li ho. Il bagaglio a casa e’ quasi tutto pronto, dovrei fare in tempo. Il volo parte all’una ma devo essere in aeroporto per le dieci, i ragazzi avranno un sacco di lavoro da fare con me e questo aereo torna in Italia, non posso perderlo. Anche se vorrei tanto.

Not that I had, some sort of plan
But I swear it wasn’t meant to happen like this

Andare in Giordania non e’ stato poi cosi’ difficile. L’ultima immagine di Israele che si ha e’ un ragazzo in tuta con a tracolla un mitra di un metro e mezzo che alla richiesta “ma poi come mi muovo, ci sono dei taxi?” risponde “ask them”. Sufficiente per far capire che e’ il caso di accomiatarsi.
Sarebbe stato lecito attendersi dei taxi dall’altro lato ma il dubbio e’ altrettanto lecito quando di fronte a te ci sono svariate centinaia di metri di terra di nessuno, da fare a piedi con tutto il bagaglio, tra una recinzione militarizzata e un’altra. Alla frontiera giordana ci sono numerosi militari in uniforme, sono gentili e te la sbrighi in fretta.

In Giordania, il tassista e’ il tuo migliore amico. E’ bene che lo sia perche’ altrimenti sta cercando di fotterti. E’ il caso di scegliersi quello giusto.
Quando pero’ arrivi la prima sera ed e’ buio, scegli quello che trovi, anche perche’ ce ne e’ uno solo e li’ sai benissimo che non avrai scampo. Pazienza. In realta’ il ragazzo ha avuto almeno il merito di portarmi in un posto carino, economico e soprattuto fuori da Aqaba.

Il mio trascorso in Giordania lo definirei distensivo. I primi due giorni ad Aqaba soprattutto sono stati all’insegna del far nulla piu’ totale, i primi da mesi, troppi mesi. Forse anni. In quel momento ho ricaricato quel che serviva per procedere con il mio breve viaggio e anche per fare diving, l’ultimo giorno. Prima volta, sono stato bravo eh, che soddisfazione, l’istruttore mi ha anche detto: “amazing for a first time”. Chi l’avrebbe mai detto.

Sono poi risalito con Mahmood in taxi fino a Petra. Mahmood e’ il mio tassista di fiducia del sud della Giordania. Mi ha scritto ieri per chiedermi come stavo e quando torno. Sa fare il suo lavoro e abbiamo gia’ condiviso un paio di esperienze importanti: uno stop da parte di alcuni militari giordani per delle foto non gradite  che io ho fatto e poi il viaggio assieme fino a Petra io, lui e i suoi figli, due bambini. Dopo essere passati a Wadi Rum ci siamo fermati e ha preso biscotti e succo per tutti. Mi ha lasciato a Petra nel suo albergo di riferimento. Se serve, vi posso dare il numero. Il tassista e’ prezioso.

Amman invece e’ un casino e ho pure patito lo smog da auto violentissimo a ora di punta nel tardo pomeriggio. La downtown e’ un macello e ricordo solo che non c’e’ un bar dove sedersi per chilometri, che ho dovuto pagare il pizzo per pisciare in un posto allucinante, che ho pagato un euro per due felafel e una 7up (con lo strappo vecchio), che il mercato ortofrutticolo e’ lussureggiante e freschissimo, che ci sono una marea di negozi e che anche qui vedere una femmina e’ una rarita’. Di giorno e’ apparso un micro corteo di studentesse che uscivano da lezione, e la la sera, nella zona dell’hotel, ho chiesto indicazioni a due donne. Direi che l’elenco per tutta la Giordania e’ finito qui.

Jalid, il tassista per il nord, mi ha portato a fare il bagno sul mar morto il mattino seguente e poi rapidi alla frontiera, che il venerdi chiude all’una (di giorno). Qui me la sono sbrigata in fretta, sul versante israeliano, grazie al fatto che ho detto che andavo da un’amica e loro hanno verificato. Altri ragazzi sono stati li’ un paio di ore abbondanti.

Quindi nel tardo pomeriggio di venerdi reincontro la Fiammetta sotto casa nei pressi di Kikar Disengoff, dove trascorrero’ i giorni successivi.

continua…

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Middle West

Prendi la Beirut della tua fantasia, o per lo meno della mia: case bianche, basse, tendenzialmente tenute male o in rovina, perche’ vecchie. Aggiungi un mix di europa a caso, un quartiere etnico di Parigi o di Berlino, il meraviglioso gusto anglosassone per il 24/7, nei mini market con beni di prima necessita’ e cibo sempre ovunque cosi’ che non devi mai pensare all’orario per mangiare o acquistare cose: lo fai di continuo. Mettici un po’ di tamarrume nei negozi, con abbigliamento tamarro e musica ad alto volume, tamarra pure lei. Di fianco a mercatini di alimentari e vestiti e cianfrusaglie tipo pulci o senigaglia. Somma una nuova zona business con i grattacieli verso Sud, tipo Manhattan, e il litorale con spiaggia e alberghi chiari per tutta la lunghezza che spuntano come funghi tipo non so, Miami o Cancun.

Non e’ finita: c’e’ tutta la parte piu’ araba, verso sud a Jaffa, la citta’ vecchia, dove sei quasi davvero nel medio oriente e poi la via con i locali da venerdi sera (che qui cade il giovedi), tipo Ticinese, un altro quartiere che negli anni 90 era infestato dai giovani artisti ora diventato l’unica zona pettine (ma non patinata) che ho visto della citta’, con case tenute bene e locali ordinati e bellini, metti Brera (oddio…) o magari Soho o il Greenwich Village prima ancora, e le zone emergenti alla stregua dell’Isola.

Ecco un’idea sommaria di Tel Aviv dopo poco piu’ di ventiquattro ore. Sgarruppata, vecchia e in costruzione con qualche cosa (poco) di antico e un sacco di roba semi-nuova, un mix di mix che ho visto raramente, forse mai. Confortevole comunque, un sacco di spunti originali pur nel suo essere in realta’ un insieme di cose gia’ viste. Di sicuro non e’ mai, mai, patinata, nemmeno nei luoghi piu’ “chic”, la cosa mi piace.

Ho pianificato il resto del viaggio, se mi confermano un volo domani parto per il sud e domani compro una macchina fotografica.

Stasera, intanto, balagan@TA.

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Puntualita’

Avere l’influenza e passare troppi giorni chiuso in casa ti riporta a navigare per i meandri (mica troppo) della rete a seguire improbabili connessioni musicali. E’ cosi’ che scopri cose che ti rendono felice e altre che ti fanno rosicare. Di certo pero’ delle connessioni forti emergono.

Per esempio, Tamir Muskat, qualcuno sa chi e’? Io lo conoscevo gia’ ma ora so qualcosa di piu’. Stasera ho fatto 1 + 1 nel collegare che lui, produttore e batterista dei Firewater sin dalla prima ora e che ho visto quest’estate in concerto, lui e’ il quello di Gogol Bordello vs Tamir Muskat. Insospettabile proprio. E che ha fatto un tot di progetti che legano lui, Firewater e Gogol Bordello, tra cui fondare i Balkan Beat Box con un ex Gogol.

Quindi inizi la serata felicissimo perche’ scopri che i Firewater saranno in tour in primavera e verranno anche a Milano (al Bloom, per la precisione), e questo e’ solo ottimo. Poi pero’ scopri che i Balkan Beat Box suonano pure loro. Dove? A Tel Aviv, dove stai per andare, ma ci suonano l’altro ieri, ieri e stasera, proprio mentre tu “casualmente” stai scoprendo tutto questo.

Pace. Pace anche che Emiliana Torrini, unico disco nuovo ascoltato in tutto l’autunno, suona il 12 a Milano e tu parti l’11 per Tel Aviv. Non parlero’ di cospirazione, no, neanche se successe la medesima cosa con i Firewater nel 2003 a Milano. E’ sufficiente che Tod A. venga in Italia e magari li vado a vedere pure a Villafranca, guarda.

Chiudo dai, chiudo agganciando un video. Ok, il video non e’ sto gran che, ma la canzone (e l’album) sono la mia roba preferita del 2008. E poi e’ in HD su youtube (basta dirglielo, meglio se impostandolo automaticamente)

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